ERO A LAS VEGAS

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Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati

Il primo ottobre scorso ero a Las Vegas. Un viaggio che avevo desiderato tanto. Non che ami particolarmente il gioco; certo, qualche volta alcuni numeri al Powerball li ho giocati anch’io: e chi non li gioca, con quelle vincite!, ma non sono un patito del gioco d’azzardo. Las Vegas mi ha sempre attirato. Ne ho sentito parlare spesso da mio padre che in Nevada c’era stato per lavoro in quella città nel deserto.

Mi raccontava delle luci, delle macchine, dei grandi alberghi, dei ricchi in cerca di svago e dei poveri in cerca di gloria effimera. A qualcuno era andata bene, mi diceva, era riuscito a tornare a casa con un bel gruzzoletto, ma per la maggior parte non era stata così. Las Vegas mi intrigava. Così ho cominciato a raccontare ai miei bambini, di quel luogo, storie che mi inventavo. E loro stavano ad ascoltarmi a bocca aperta. Poi si addormentavano e sognavano. Ed al mattino mi raccontavano di questi loro sogni innocenti fatti uomini a cavallo, di auto lussuose che sfrecciavano lungo la strada nel deserto per raggiungere la città. E questa che si illuminava pian piano la sera fino a diventare il punto più luminoso della notte americana. Io a Las Vegas ci volevo proprio andare; ai miei non interessava per cui mi son preso tre giorni di ferie e son partito. Dal Maine la distanza è parecchia: è per questo che esistono gli aerei. Mi avevano indicato un paio di hotel in cui alloggiare, del resto Las Vegas è tutta un hotel. Il Trump International, bello ma… non mi andava! poi il Mandalay Bay, non distante dall’aeroporto e nemmeno molto caro. Dovevo in effetti stare attento alle spese. Poi alla fine ho preso una stanza al Luxor, non molto distante. Sistemato il bagaglio, poche cose per tre giorni, sono sceso ed ho cominciato a girare guardandomi intorno: era tutto molto più grande di come mi avevano raccontato ed io mi ero immaginato. Quante belle ragazze! So che non dovrei ma gli occhi li ho, guardano e vedono. Per prima cosa dovevo pensare ai bambini: un regalo per loro. Per mia moglie nulla, me lo aveva raccomandato prima di partire: porta qualcosa ai bambini ma per me niente, non c’è problema. Cosa comprare: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Due maschietti? mi dice la commessa di un negozio; ecco, per loro abbiamo questi bellissimi modelli di pistole e fucili: ne vanno tutti matti. No, grazie, non voglio che i miei bambini crescano con l’idea di un‘arma a portata di mano; preferisco altro. Compero uno di quei giochi di società che allenano l’intelligenza e con il quel potremo giocare tutti insieme. Rientro in hotel; doccia, mi cambio e via. Stasera c’è un concerto del Route 91 Harvest Festival, musica country, e non me lo voglio perdere. Arrivo nella piazza che inizia ad imbrunire; siamo già in tantissimi: uomini, donne, ragazzi, bambini; tutti pronti per essere parte dell’evento. C’è chi si è portato la sedia per stare più comodo (non un brutta idea); qualcuno mangia un panino (anche questa un’idea non male). Il tempo passa. Il concerto inizia e l’euforia è generale. La musica è veramente forte, il cantante è bravo, i musicisti anche. Ad un certo punto vedo delle persone cadere, poco distante da me. Penso ad un malore, ma non può essere un malore collettivo. Nell’aria ci sono dei sibili ed improvvisamente la musica tace. La gente comincia a correre; dal cielo stanno arrivando pallottole all’impazzata. Vedo un bambino sanguinante in braccio a quella che immagino sia la mamma urlante di dolore; altre persone che sembrano impazzite dai tormenti; gambe spezzate; braccia penzoloni; la calca è tremenda. E dal cielo, da quel cielo che avevo poco prima guardato con meravigliato stupore arrivano sempre messaggi di morte. Ora sto pensando: chissà se qualcuno ha poi portato quel gioco ai miei bambini! L’avevo lasciato in camera per trascorrere una serata di musica; spero che l’abbiano trovato. Mi è piaciuta la mia gita a Las Vegas; ho un solo rammarico: non potrò mai più giocare insieme ai miei figli. Una di quelle pallottole sparate dal 32° piano del Mandalay Bay ha colpito anche me. Perché? La nostra morte servirà a togliere armi nel mondo? Dall’inizio dell’anno gli attacchi con armi da fuoco con almeno 4 vittime negli USA sono stati 273; nell’ultimo decennio negli Stati Uniti sono morte ammazzate più di 30.000 persone ogni anno.

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