Davvero da non perdere, fino al 9 aprile, alla Galleria d’Arte moderna di Thiene, la mostra personale del maestro Elio Roberti, fra i più importanti artisti della Valle Sabbia, dal titolo davvero significativo: “La poesia del colore”. Nato a Lavenone, Roberti inizia a dipingere verso la fine degli anni Settanta. Ha frequentato i corsi dell’Associazione Artisti Bresciani. Molto intensa è la sua attività espositiva, che lo vede protagonista di importanti mostre e la partecipazione a concorsi e rassegne, nell’ambito delle quali ha conseguito importanti premi e riconoscimenti. È spesso presente ad estemporanee, in cui spesso risulta nella rosa dei vincitori.  I dipinti di Elio Roberti si caratterizzano per una matericità pulsante, ricca e viva, dove la coloristica è quella della “terra”, con l’alternarsi delle stagioni che si specchiano in cieli ora tersi ora scuri, ora limpidi, talvolta incerti. È soprattutto la natura ad essere protagonista dei dipinti esposti nella cittadina bresciana. Spumeggiante in primavera, coperta da un sottile manto nevoso in inverno, degradante in tinte scure durante l’autunno, eppure mai spenta, ma sempre e comunque palpitante.

Tutti gli asolani, i piubeghesi, amici e il Gazzettino Nuovo si stringono attorno alla giovane coppia, Ilaria Zanini e Michele Benevelli, riunitasi finalmente dopo il gravissimo incidente accaduto ad entrambi quest’estate in agosto. Parenti e amici più stretti hanno festeggiato il ritorno di Michele, dopo mesi di ricovero, dall’ospedale di Brescia. Il gravissimo incidente avvenuto alla giovane coppia aveva sconvolto le comunità di due paesi: Asola e Piubega. I due giovani, Ilaria Zanini e Michele Benevelli, sposati da poco, durante la loro consueta camminata serale erano stati falciati e sbalzati sul ciglio della strada da un automobile proveniente alle loro spalle sulla provinciale Brescia-Parma.

A Ferrara la mostra aperta fino al 4 giugno 2017

Nella sontuosa cornice del Castello degli Estensi di Ferrara si è temporaneamente trasferito buona parte del patrimonio di capolavori di Palazzo Massari, rimasto inagibile in seguito al terremoto del 2012. L’intento degli organizzatori è quello di continuare a tener vivi i musei, nonostante la chiusura delle loro sedi per restauro e offrire una nuova opportunità per visitare il Castello, sontuoso simbolo dello splendore artistico di Ferrara. Sono qui esposti una serie di capolavori di Giovanni Boldini, Gaetano Ptreviati, Filippo de Pisis, Giuseppe Mentessi e altri artisti ferraresi attivi tra Otto e Novecento. Nelle fastose sale del piano nobile del Castello è stato allestito un interessante viaggio artistico dei diversi orientamenti che hanno rinnovato i convenzionali linguaggi artistici. Sono scandite le tappe dalle poetiche del vero all’arte di idee, dalla pittura di macchia al divisionismo, dalla rappresentazione della vita moderna alle suggestioni decorative del Liberty.

A Venezia la mostra aperta fino al 28 maggio

Presso la Galleria Ca’ Pesaro di Venezia è stata allestita una mostra sull’innovativo pittore William Merritt Chase (1849-1916), che intende offrire una panoramica sulla produzione di questo artista di origine americana, ma cittadino del mondo, capace d’interpretare la lezione pittorica del suo tempo. Durante il soggiorno di formazione in Germania, che si protrae fino al 1878, compie una serie di viaggi di studio a Londra, Parigi e in Olanda, ma per lui Venezia rappresenta la sua città d’elezione. Qui studia i grandi pittori del passato e al contempo si confronta con gli autori che lavorano in città. Artista cosmopolita affianca ai suoi viaggi oltreoceano un’intensa attività espositiva in America ed Europa, divenendo una figura di riferimento per i giovani statunitensi anche grazie al suo ruolo d’insegnate in particolare presso la New York School of Art.

Al Castello di Monticelli d’Ongina

La rappresentazione della figura umana è presente a diverse altezze cronologiche e culturali in tutte le civiltà e si è sviluppata a ritmi tropicali laddove il senso estetico è andato maturando in modo sempre più profondo. Naturalmente i motivi che informano ogni raffigurazione del corpo non sono sempre legati a una particolare “filosofia del bello”, differente a seconda della comunità in cui si è sviluppato, ma quasi sempre sono legati a un bisogno intrinseco di lasciare memoria del proprio essere, del proprio passaggio, del proprio ego. Nelle società arcaiche la rappresentazione plastica si lega perlopiù a motivi legati a intenzionalità mistiche, religiose o più spesso propiziatore. Dall’antichità a oggi, l’arte consegna alla storia infine rappresentazione di uomini e donne, spesso con sorprendenti interpretazioni che si caricano di simboli che consentono di apprezzare a fondo la vastità dell’io.

A Treviso la mostra fino al 17 aprile 2017

Linea d’ombra, e personalmente Marco Goldin, insieme a una cordata di imprenditori veneti, si sono fatti carico dell’adeguamento funzionale di sei saloni all’interno dell’ex convento di Santa Caterina di Treviso, adibito a Museo Civico, che ospita importanti collezioni di archeologia e arte antica della città. Queste sale dell’antico convento medioevale non disponevano di un adeguato sistema di climatizzazione e di sicurezza, per potervi accogliere i capolavori di Monet, Gauguin, Van Gogh, Manet, Cézanne, Pissarro, Renoir e decine di altre celebri tele. Le opere esposte, quasi tutti dipinti, ma anche fotografie e incisioni a colori su legno, sono provenienti dai più noti musei e collezioni del mondo. Lo scopo della mostra è quello di mettere in luce il percorso dell’Impressionismo che si dipana sullo sfondo dell’Ottocento fino al primo Novecento, con i suoi temi e accostamenti culturali , come l’influsso dell’arte giapponese. L’esposizione, spiga un comunicato degli organizzatori è un percorso tra capolavori che hanno segnato una delle maggiori rivoluzioni nella storia dell’arte. La qualità dei prestiti ne fa un’occasione unica di approfondimento, poiché è una rassegna che coinvolge e ci riposta a quelle impressioni che gli artisti hanno colto dalla realtà, nel suo aspetto più dinamico e mutevole. Per questo prestigioso evento il Comune di Treviso, proprietario dell’edificio, non aveva l’adeguata disponibilità finanziaria. A farsi carico dell’intera somma di 640 mila euro è stata “Linea d’ombra”.

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