VIAREGGIO METTE IN MOSTRA IL MEGLIO DEGLI ARTISTI DEL SECOLO BREVE

04 Settembre 2017
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A Viareggio la mostra aperta fino al 5 novembre

E’ una mostra stimolante quella che la Fondazione Matteucci di Viareggio propone sia per la qualità delle opere ma anche per il filo conduttore individuato per presentarle. Molte delle opere esposte provengono da collezioni private e sono proposte al pubblico per la prima volta. Vanno considerate considerare come tessere di un suggestivo mosaico del ‘900, che letto nella sua complessità, risulta un periodo artistico tra i più fecondi e creativamente tumultuosi dell’arte italiana.

In questa variegata passerella si possono ammirare ‘nature morte ’ di Balla, Thayat, Severini e De Pisis; accanto a figure di Spadini e Campigli e sfuggenti visioni di paesaggi Rosai, Guidi e Paresce.
Ma a questo caleidoscopico panorama si possono aggiungere opere di Morandi, Guttuso, Viani, e De Chirico per completate un eclettico mosaico che prelude alla modernità. La rassegna da la possibilità di scoprire l’infinita varietà di forme concepite e articolate ora sul colore, ora sulla ragione, ora sul sentimento, nelle quali l’immagine, nonostante tutto, continua a vivere prima della frantumazione. L’espressione “ secolo breve è tratto dal celebre saggio pubblicato nel 1994da Eric Hobsbawm che condensa il Novecento in tre periodi, non esitando ad indicare il primo, compreso tra il 1914 e il ’45, come quello della “catastrofe”per le ferite sociali e le crisi economiche sofferte dall’Europa durante i conflitti mondiali. Se persi sposta l’analisi all’ambito artistico, la visione non è di tramonto bensì di un’aurora. Nessun altro momento è stato, infatti, altrettanto fecondo e ricconi fermenti, al punto di rivoluzionare la ricerca con un impulso analogo a quello determinato ai nostri giorni dalla rete. Portando la lancetta del tempo al 1909, all’alba di quello che qualcuno ha definito anche “il secolo delle speranze deluse”, quando Martinetti pubblica il “Manifesto del Futurismo”, ci si avvede che la pittura italiana, lasciatasi alle spalle la lezione dei impressionisti e di Cézanne, si apre ad uno dei momenti più dirompenti e felici, cambiando radicalmente volto. A voler essere concisi e prammatici, verrebbe da dire che proprio nel ventennio seguente, a partire dalle ultime frange divisioniste, le tendenze e le avanguardie audacemente impostesi su realismo ottocentesco imprimeranno tracce tanto profonde e marcate da orientare gli sviluppi del dopoguerra: dall’Informale di Vedova e Caporossi, allo “Spazialismo” di Fontana. Naturalmente si allude alla trasformazione visiva scaturita dallo stesso Futurismo e della Metafisica, nonché al recupero della forma operata nel Novecento, movimento che, riallacciandosi alla tradizione, ha elaborato una nuova idea figurativa in grado di dialogare con il presente.

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