25 NOVEMBRE: BANALITA’ DEL MALE

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Questa settimana parliamo di …A cura di Sergio Desiderati

E’ la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ogni due giorni una donna viene uccisa da un uomo; compagno, marito, fratello o padre che sia. Le cause scatenanti di questo obbrobrio sono diverse: gelosia, mancato riconoscimento della supposta superiorità del maschio, religione (?!); amore. NO, questo non è amore, non è mai amore; solo violenza, brutalità, disprezzo. In Italia ogni due giorni, dicevamo, una donna viene uccisa da un marito, un fidanzato, un convivente; anche da un padre o un fratello.

Ma questa è solo la tristissima punta dell’iceberg perché quasi sette milioni di donne hanno subìto una qualche forma di abuso nel corso della loro vita. Si va dalle violenze fisiche a quelle psicologiche, dallo stupro allo stalking, dallo sradicamento della personalità fino alla soppressione fisica. Per la stragrande maggioranza dei casi di femminicidio l’autore si colloca in una fascia di età compresa tra i 30 ed i 40 anni seguita da chi è tra i 41 ed i 50; principalmente le vittime sono italiane; straniere in poco oltre il 20%, così come italiani sono principalmente (circa il 75%) gli assassini. Dato questo che certifica come queste assurdità non hanno nazionalità o confini; i dati di altri Paesi sono anche peggiori dei nostri. Il che non è certo una consolazione! Anche qui, come in altre tristissime vicende del secolo scorso, ci troviamo di fronte alla ‘banalità del male’. Fu Hannah Arendt, scrittrice tedesca naturalizzata statunitense, la quale ebbe a seguire per conto del settimanale New Yorker a Gerusalemme le sedute del processo al criminale nazista Adolf Eichmann, che introdusse il concetto della ‘banalità del male’. Quello che Arendt vedeva in Eichmann non era sicuramente grande intelligenza come nemmeno stupidità quanto piuttosto qualcosa di completamente ed assolutamente negativo: l’incapacità di pensare. Eichmann si difendeva dicendo di essersi sempre mosso all’interno degli ordini ricevuti e quanto le leggi dell’epoca permettevano. Durante tutto il processo durato ben 120 sedute egli diede l’impressione proprio di essere un uomo perfettamente ‘normale’, capace però di compiere atti mostruosi. In questa terribile normalità’ si celava un individuo capace delle peggiori atrocità; una persona (?!) che pensava ad ebrei e nemici del Reich come a ‘materiale umano’, non a persone. Se ci riflettiamo un po’ troviamo tutto questo anche in chi si macchia delle peggiori forme di violenza contro le donne. Basti pensare che in molti casi l’omicida ammazza la donna ed i figli (spesso figli suoi) e poi si toglie la vita. Pianificato o meno, all’omicidio, o agli omicidi, si giunge talvolta in un contesto di ‘normalità’ dove ‘nessuno si era accorto di nulla’; un contesto ‘banale’, ma di banalità del male. Quando invece l’evento mortale arriva dopo che molti, spesso troppi, segnali erano stati lanciati, responsabilità si sommano al delitto. Nessun cenno va lasciato cadere nel vuoto; nessuna giustificazione deve essere assunta a difesa di gesti che possono in qualche modo anticipare e preludere al peggio. Va tutto denunciato e chi raccoglie queste segnalazioni deve muoversi di conseguenza cercando anche di attivarsi verso una legislazione che tuteli le vittime. Vittima. Carnefice. Per me c’è una sostanziale differenza tra i due. Lo dico per differenziarmi da chi a volte li confonde. Il riferimento è al recente episodio della ragazzina violentata a Bologna. Più d’uno si è schierato a lato della vittima. Che tutte le agenzie educative abbiano il compito di stringere intorno a determinate situazioni è fuor di dubbio; che debbano avvisare, educare, informare, arrabbiarsi è altrettanto doveroso; che ci si batta contro lo sballo è indispensabile. Ma che dopo una violenza vi sia chi, preti o politici che siano, i quali credono di potersi liberare la coscienza dicendo semplicemente ‘…in fondo se l’è cercata’, questo assolutamente no. Quando succedono fatti criminosi è indispensabile, sempre, sapere da che parte si sta. La banalità del male è sempre strisciante e pronta a colpire: guai fornirle una qualsiasi forma di alibi.

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