IL NUOVO LINGUAGGIO ARTISTICO DELL’ART DECO E GLI ANNI RUGGENTI IN ITALIA

15 Maggio 2017
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A Forli’ la mostra aperta fino al 18 giugno 2017

Presso il Museo San Domenico di Forlì si può ammirare una grande mostra su l’ “Art Déco” ovvero un gusto, una fascinazione e un linguaggio che ha caratterizzato la produzione artistica italiana e europea negli anni Venti. Il termine è stato ricavato dall’Esposizione internazionale di arti decorative e industriale moderne, tenutasi a Pariginel 1925. E’ arte e nello stesso tempo uno stile di vita eclettico, mondano  e internazionale, che ha interessato le arti decorative, le arti visive, la musica, l’architettura e la moda..

Si tratta di un gusto nuovo che va alla ricerca del lusso e di una piacevolezza nel vivere, tanto più intensi quanto effimeri, messo in campo dalla borghesia europea dopo la dissoluzione, nella Grande Guerra, degli ultimi miti ottocenteschi e le novità dell’incipiente progresso industriale. Si vissero anni sfrenati, “ruggenti” come si disse, sostenuti dalla borghesia internazionale, mentre la storia disegnava, tra guerra, rivoluzioni e inflazione, l’orizzonte cupo dei totalitarismi. Il gusto Déco investe il viver sociale e fu lo stile delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici e delle residenze borghesi. Si trattò, soprattutto, di un formulario stilistico, dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa. La mostra di Forlì ha una particolare declinazione italiana, perché il fenomeno Déco anche da noi si è diffuso con una forza dirompente dando origine ad una pregiata produzione artigianale e proto industriale e contribuendo alla nascita del design e del “Made in Italy”. La richiesta di un mercato sempre più assetato di novità, ma allo stesso tempo nostalgico della tradizione dell’artigianato artistico italiano, aveva fatto letteralmente esplodere negli anni Venti una produzione straordinaria di oggetti e varie forme decorative. La mostra si pone come obbiettivo quello di mostrare al pubblico il livello qualitativo, l’originalità e l’importanza del Déco italiano nei confronti della grande pittura e grande scultura. In questo sono eloquenti le opere dei pittore e ceramista Galileo Ghini affiancato da  Vittorio Zecchin, le invenzioni Fortunato Depero, i dipinti di Severini, Casorati, Oppi, Bocchi e Cagnaccio di San Pietro, il tutto accompagnato dalla straordinaria produzione della Richad-Ginori, ideata da Gio Ponti. In Italia non si era mai allestita una mostra completa dedicata a questo variegato mondo di invenzioni e stravaganze che ha saputo concepire il quartiere Coppedè di Roma e l’estroso Vittoriale degli italiani, ultima residenza di Gabriele d’Annunzio.

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