SASSAFERRATO. DAL LOUVRE A SAN PIETRO UNA GALLERIA DI TESORI D’ARTE

10 Luglio 2017
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A Perugia la mostra aperta fino al 1 ottobre

Dopo due secoli torna temporaneamente in Italia “L’Immacolata Concezione” capolavoro del marchigiano Giovanni Battista Savi detto il Sassoferrato (1609-1685) uno degli artisti più singolari del Seicento. Questa sua significativa opera sarà esposta accanto a una quarantina  di dipinti in parte di Sassoferrato in parte di famosi maestri ai quali l’artista si è ispirato. Egli ha trascorso una parte della sua vita lavorativa producendo coppie multiple di vario stile di immagini devozionali per committenti privati.

Egli si è costantemente ispirato a un classicismo che si rifà ai modelli raffaelleschi, caratterizzato da una stesura levigata e da una luce chiara e delicata. Il Savi elabora una sua “estetica senza tempo”poiché il suo non è un bello ideale, ma un bello senza tempo che ben si adatta alle esigenze di una pittura devozionale.  Di fronte ad opere del genere vari studiosi si sono legittimamente chiesti fino a che punto la sua pittura debba essere considerata originale. In realtà, e la mostra lo conferma in pieno, sarebbe sbagliato considerare il Sassoferrato un mero imitatore, perché, come ha giustamente osservato Federico Zeri, egli non si limita a copiare le opere degli artisti presi a modello, ma aggiunge sempre la sua personale interpretazione.
Ciò emerge chiaramente dal confronto tra la bellissima Maddalena del Tintoretto e la versione di mano del Sassoferrato, dove le forme turgide del pittore veneto vengono riproposte dal Savi con un linguaggio più asciutto e temperato. In mostra non mancano, d’altra parte, opere in cui l’artista si palesa in tutta la sua eccezionale originalità come nella “Giuditta con la testa di Oloferne”un dipinto che non è esagerato includere tra i capolavori del Seicento italiano. Così pure nella “Annunciazione della Vergine” opera di rara finezza esecutiva, un lavoro in cui egli pur rispettando l’autorità di illustri modelli, mette da parte ogni forma di deferente imitazione. Esemplare, in tal senso, è pure la “Madonna con bambino e Santa Caterina”, concessa dalla Fondazione Cavalli Sgarbi, autentico vertice della pittura religiosa del Seicento. Il suo è un classicismo che si colloca del seicento che si rifà ai modelli raffaelleschi, caratterizzato da una stesura levigata e da una luce chiara e delicata. Egli ha elaborato una “estetica senza tempo” poiché ricerca non un bello ideale, ma un bello senza tempo, che ben si adatta alle esigenze di una iconografia devozionale. La mostra attraverso documenti inediti emersi dall’archivio della Basilica di San Pietro di Perugia è in grado di proiettare nuova luce su artista efficacemente definito dal critico Adolfo Venturi un “quattrocentista smarrito nel Seicento”.

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