ESITO ELEZIONI SICILIANE

15 Novembre 2017
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Sig. Direttore,
all' indomani delle elezioni siciliane, dopo aver letto i primi commenti sui risultati elettorali, mi pare che, sul fronte del centro sinistra, le considerazioni più lucide siano state quelle del ministro Franceschini in un'intervista rilascia al Corriere.
Dario, che non ha certo dimenticato l'esperienza acquisita quando era democristiano (e la balena bianca è stata certamente una valida palestra), chiama a raccolta tutte quelle forze, che debbono ritrovarsi per impedire che gli altri due poli in campo, centro destra e Movimento 5S, possano ripetere alle politiche della prossima primavera il risultato siciliano. Disperdersi, come sta succedendo, equivarrebbe a soccombere  tutti i collegi uninominali, usciti dalla nuova legge elettorale.


Il primo a capirlo, dimostrandosi, ancora una volta più furbo degli altri, è stato Berlusconi, che pure potrebbe avere dei validi motivi per non ritrovarsi con Salvini e la Meloni, consapevole che a poter essere messa in discussione è la sua stessa leadership. Il Cavaliere, però, non ha perso tempo nel ricercare un accordo a tre, allargato a quei partitini satelliti interessati a non sparire: penso all'Udc di Cesa, a Fitto, ad Energie per l'Italia di Parisi, a Rotondi e via discorrendo. Nessuno veto da parte di alcuni suoi colonnelli, che potrebbero anche legittimamente storcere il naso, perché le decisioni fra i moderati le prende soltanto una persona, il Cavaliere. L'obiettivo è, infatti, uno solo: riprendersi il Governo del Paese!
Molto più litigiosi e complicati, invece, i possibili partner nel centro sinistra, che paiono volersi distinguere ad ogni costo anche se non dovrà essere indicato a priori il premier, ma il capo delle singole liste. Per non dire della riluttanza nei confronti di Alfano, Verdini e di altri centristi.
Franceschini parla di un'alleanza e non di una coalizione, ritenendo improponibili le esperienze dell'Ulivo e dell'Unione e richiama al senso di responsabilità i vari Bersani, Pisapia, Bonino per non consegnare il Paese a Grillo e Salvini. Fare di Renzi il capro espiatorio rischia, quindi, di far perdere il raggiungimento di un obiettivo ancora a portata di mano, sempre che non abbia a prevalere il desiderio di vendetta. Non posso, a questo punto, dimenticare la storiella di quel tizio, che, pur di far dispetto alla moglie, decise di tagliarsi i c.......
Ma qui la posta in palio è ben più alta e non è certo il caso di essere soddisfatti nel vedere amici, con cui si è condiviso un lungo tratto di strada (penso ai Governi Letta, Renzi e Gentiloni per citare solo le esperienze più recenti), andare in malora, perché a pagarne le conseguenze sarebbe la stessa Italia.

Luigi Cavalieri
Brescia

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