CON I “LONATESI” IL TEATRO LOCALE ESCE DALLE MURA AMICHE E COSÌ VIAGGIA IN LUNGO E IN LARGO PER LA PROVINCIA...

27 Febbraio 2017
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La Compagnia è nata a Lonato del Garda nove anni fa, grazie all’impegno di alcune persone tra cui il regista Fulvio Scrivanti, che dice: “Recitare sul palco si può, basta rompere il ghiaccio”

Lonato del Garda, come dice il nome, è terra di lago. E il lago, soprattutto d’estate ma non solo, provoca i sentimenti artistici delle persone, che ognuno possiede coltivandole da par suo. Poi, quando è necessario, per prodigarsi a raccontare l’arte, nascono gruppi e associazioni. Ma se parliamo di teatro, allora sono compagnie. Una di queste, lacustre doc, si chiama “I Lonatesi”, ed esiste da nove anni, nella cittadina dove nacque con scopi umanitari, che continuano: in primis aiutare lo sviluppo dell’oratorio.

La Compagnia è amatoriale, si esibisce a Lonato e adesso anche fuori le mura. Ha lavorato con un regista professionista, Pietro Arrigoni, e di recente ha fatto bella mostra di sé raccontando in una lettura dinamica, la storia e la vita di Camillo Tarello, un agronomo locale del ‘600, passato ai posteri per via di certe intuizioni in anticipo sui tempi. L’organico dei “Lonatesi” è composto da 25 persone tra attori, tecnici, suggeritori, volontari dietro le quinte, aiuti vari e regista. La Compagnia per la verità comincia solo ora ad andare in trasferta. Fino all’anno scorso non poteva uscire da Lonato del Garda perché impossibilitata a gestire correttamente la burocrazia che sta dietro alle recite con pubblico. Adesso finalmente questo scoglio è superato e la vocazione può essere esportata senza problemi. Il regista è Fulvio Scrivanti, che dice. “Abbiamo partecipato alle rassegne teatrali del nostro Comune, ma da quest’anno siamo una associazione culturale con partita Iva e possiamo portare le nostre rappresentazioni fuori da Lonato del Garda. Naturalmente speriamo che ciò accada, anche se noi siamo molto legati alla nostra realtà. Ci impegniamo nelle recite brillanti e comiche, in genere dialettali, anche se stiamo iniziando a recitare in lingua madre. Gli autori su cui facciamo affidamento sono numerosi, si tratta di contemporanei che propongono rappresentazioni nuove. Poi, capita anche di fare commedie vecchio stile, ma l’impronta è legata all’attualità o, al massimo, alla fine del secolo scorso”. Fulvio Scrivanti è l’artefice principale della nascita della compagnia. Ebbe esperienze teatrali 45 anni fa, quando faceva di tutto, purché fosse teatro: attore, regista, scenografo, suggeritore. “I “Lonatesi” è un’idea nata per scherzo, tra due o tre persone, e poi è cominciata davvero. Il 25 febbraio siamo al teatro di vie Antiche mura con una piece di Almodovar: “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”. In contemporanea siamo pronti a recitare: “Conoscerebbe scopo matrimonio”, una commedia comica che speriamo di portare nei centri limitrofi, prima a Lonato del Garda, poi a Desenzano, Castiglione delle Stiviere e magari anche Brescia. Non ci poniamo limiti e siamo fiduciosi e ottimisti: perché non dovremmo esserlo?”. Il regista commenta la situazione del teatro italiano, una attualità non particolarmente entusiasmante. “Purtroppo no. Il teatro rischia di diventare un settore di nicchia, perché i giovani di oggi hanno altri interessi. C’è chi va al cinema, chi fa sport, chi si diverte coi videogiochi. Il teatro è messo da parte, non da tutti per fortuna perché esistono ragazzi e ragazze molto attratti dall’esibizione sulla scena. Il più delle volte la passione per la recitazione cresce col passare del tempo. Si tratta di rompere il ghiaccio e il più è fatto. Ricordiamo inoltre che nel corso dei tempi, sono state millanta le compagine teatrali a vedere la luce, ma ben poche hanno saputo resistere al corso del tempo. Noi ci siamo. E per resistere occorre la base, occorre in altre parole qualcuno, qualificato e esperto, che abbia esperienza e sappia indirizzare il lavoro del gruppo, le energie degli attori. Quando si fa teatro, come primo elemento di spirito, bisogna avere la capacità di “sentire” il pubblico, capire se si sta andando, con la recita, nella giusta direzione, se la serata è di livello qualitativo o se bisogna migliorare qualcosa mentre scorre la scena. In pratica, occorre saper misurare i toni. Nel teatro esistono errori che non si dovrebbero commettere, come recitare di schiena, ma che invece accadono.” Il regista nutre una forte passione per questa sua inclinazione artistica. “Sì, la passione è molto forte, in teatro si incontrano emozioni altrimenti difficili da scorgere nella quotidianità. Il teatro è fatto di stati d’animo che cambiano di continuo e che bisogna saper gestire con brillantezza, per questa ragione si usa dire che è un’arte che si ama o si odia, senza vie di mezzo. Infatti richiede dedizione assoluta e una prestanza dialettica che non sempre c’è in una persona. Bisogna avere i nervi saldi e perfetta padronanza di sé sulla scena. Recitare è sempre un grido di aiuto – dice Scrivanti -, tutti in fondo recitiamo nella nostra vita. Recitiamo per instaurare un dialogo, per certe situazioni o piuttosto per altre, si tratta di recite a fin di bene sia chiaro, ma il concetto è quello, forse noi stessi non ci conosciamo bene fino in fondo, proprio perché le nostre identità possono mutare a seconda dei momenti o di chi abbiamo dinnanzi”. Scrivanti parla poi dei suoi autori preferiti: “Dario Fo, inarrivabile, e Gigi Proietti” e della ricezione del teatro a Lonato del Garda. “Esistono luoghi dove il teatro è molto amato e luoghi dove è amato meno. Lonato del Garda non ha cartelloni d’avanguardia, il pubblico ci segue con affetto ma si tratta sempre delle rassegne. Altre possibilità non esistono. In certi posti invece hanno programmi di tutto rispetto. A me dispiace molto, ma penso non sia responsabilità di qualcuno. E’ invece un modo di essere della gente, di un territorio. Il bresciano, in genere, è fatto così. A teatro ci va, ma con parsimonia. Non lo considera con l’importanza che meriterebbe. La nostra è una provincia dove si lavora sodo e dove si parla poco, o non tanto. Siamo così da sempre, ma qualcuno che recita su un palcoscenico ci sarà ugualmente fino alla fine dei giorni, anche qui.” E allora avanti con lo show: si alzi il sipario. Musica, maestro. 

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