IL CICLISMO RITORNA IN STRADA: FARI PUNTATI SULL’EDIZIONE NUMERO 100 DEL GIRO D’ITALIA

06 Marzo 2017
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Intervista con Silvio Martinello, opinionista di successo della Rai

Il ciclismo si rimette in strada. Comincia una nuova stagione agonistica, con centinaia di corse in programma e alcune di eccellente, pregiata qualità. Soprattutto il Giro d’Italia, che quest’anno celebra l’edizione numero cento. E poi il Tour de France che, come sempre, richiamerà l’attenzione del mondo sulle tre settimane tra Alpi e Pirenei e Parigi. Quanto alle corse di un giorno, si comincia con la Milano-Sanremo e si prosegue con le gare del Nord: la Freccia Vallone, la Liegi-Bastone-Liegi, il Giro delle Fiandre la Parigi-Robeaux fino all’ultimo avvenimento di grido, quel Giro di Lombardia che come ogni anno, dopo la gara per il titolo mondiale, chiuderà la stagione. In mezzo, otto mesi di attività.

I big saranno Froome e Contador più gli outsider che non mancano mai. Tra gli italiani, Vincenzo Nibali e Fabio Aru: sono loro i due campioni attesi sulle strade del Giro che quest’anno, nella sua magica “edizione cento” partirà dalla Sardegna, anche un omaggio ai due atleti isolani, il sardo Aru, e il siciliano Nibali. E’ possibile che lo Squalo partecipi pure al Tour, per tentare un’accoppiata riuscita a pochi nella storia del ciclismo, lui che ha già trionfato alla Vuelta. Per illustrare il programma della stagione, abbiamo interpellato Silvio Martinello, ottimo corridore professionista e oggi apprezzata seconda voce Rai nelle cronache dal Giro e dal Tour e dalle svariate corse di un giorno. Martinello è il commentatore delle fasi salienti delle gare. E’ noto per la competenza, lo stile e la grande conoscenza tecnico-tattica. “Che cosa mi aspetto da quest’anno? Mi aspetto risultati da parte di Nibali e Aru, sono loro i due atleti sui quali l’Italia fa affidamento, anche se dietro stanno crescendo giovani molto bravi. Nibali è il protagonista principale e Aru gli viene dietro. Ma il siciliano ha già vinto due Giri e un Tour e quindi nella corsa in Rosa sarà lui l’uomo da battere. Cercherà il tris, che lo farebbe entrare nella storia, ma Aru è maturo per i grandi traguardi, sarà una bella lotta. Capisco i due ciclisti, che hanno voluto partecipare a ogni costo alla corsa italiana per eccellenza. Però il percorso del Giro penalizza Aru che invece avrebbe trovato le strade giuste in Francia. Nibali a quanto sembra tenterà l’accoppiata, ma se andrà oltralpe, dovrà avventurarsi con spirito diverso rispetto a un anno fa quando scelse il Tour per preparare Olimpiadi e Mondiale. Penso che un atleta del suo calibro debba partecipare a una gara così importante per vincerla e non per prepararsi ad altro. Col Tour non si scherza. L’ho criticato per questo e so che lui si è risentito. Ma in Francia c’è il gran mondo del ciclismo internazionale e un vincitore della corsa nel 2014 non può due anni dopo fare una brutta figura così evidente. Mi è spiaciuto per lui. La doppietta Giro-Tour – continua Martinello – è molto complicata, ma i corridori leggendari sono riusciti nella impresa. Nibali ha i numeri per provare. Farcela è possibile. Contador ci ha provato e ci riproverà nel 2018 prima di chiudere con l’attività agonistica. Provare si deve, poi la corsa è fatta di tanti imprevisti che possono condizionare i risultati e tutto può succedere. Il ciclismo di oggi continua a piacermi, anche se esistono differenze nette rispetto a quando correva il sottoscritto. Oggi si concede poco alla platea, le corse sono molto controllate. Il rischio che il ciclismo perda popolarità esiste. L’affetto della gente, dei tifosi sulle strade si conquista soltanto con azioni straordinarie e spettacolari, non ci sono altre vie. I campioni esistono per questo, per muoversi con colpi a sorpresa. Mi piace Sagan perché è un ciclista che inventa, spesso perde perché le sue condotte di gara sono dispendiose, ma quando vince sono contenti tutti. I giovani italiani stanno crescendo bene, nomi preferirei non farne, ma se proprio debbo citarne alcuni direi che Gianni Moscon è maturato velocemente così come Consonni e Minali. Coi ragazzi occorre pazienza, perché debbono maturare, ma oggi hanno condizioni migliori rispetto a qualche anno fa. Possono correre di più, perché le grandi squadre, pur avendo molti ciclisti, corrono tutto l’anno. Per quelli della mia generazione era più difficile “conquistare” la partenza a una gara. Io in due anni ho corso soltanto 40 volte. Oggi si gareggia molto spesso, anche in paesi asiatici o dell’America Latina, per noi sconosciuti all’epoca. Correndo molto un giovane ciclista di talento può crescere con continuità e confrontarsi con i migliori. L’unico problema è riuscire a entrare nelle squadre “World Tour”, che svolgono attività globale, ma qui stiamo parlando di giovani bravi. Quanto al futuro del nostro ciclismo – termina Martinello – continuo a essere ottimista. L’Italia dispone di ottime squadre e di campioni. Il ciclismo è uno sport molto amato e quest’anno il Giro correrà la centesima edizione. Saremo in tanti, migliaia e migliaia sulle strade. Poi, come sempre, vincerà il migliore”.  

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