DECIBEL, “NOBLESSE OBLIGE” E’ IL DISCO DELLA RINASCITA

27 Marzo 2017
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Intervista esclusiva con Enrico Ruggeri

Un disco strepitoso. Quarant’anni dopo. Come se il tempo di mezzo non fosse esistito. Così distante dall’ultimo ma ugualmente bello, per dire che, in fondo, il tempo non conta  quando l’arte è di qualità. Adesso che sono tornati, è possibile che non si fermino qui, che continuino perché oltretutto si stanno divertendo e a una certa età, quando il successo è ormai una consuetudine, per muoversi come ai vecchi tempi, bisogna sentire la voglia di divertirsi. Loro sono i Decibel, gruppo cult degli anni Ottanta italiani e oggi di nuovo sulla scena con il bellissimo “Noblesse oblige”, da poco uscito nei negozi in varie versioni. Decibel, per chi sa di musica, significa soprattutto Enrico Ruggeri, l’unico noto a fare da collante tra la band dell’epoca e quella di adesso. Gli altri due, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio, avevano lasciato la musica, ma poi il richiamo ha avuto i suoi effetti.

Enrico Ruggeri, in questa intervista esclusiva rilasciata al Gazzettino Nuovo, racconta come i Decibel hanno deciso di tornare e come lui abbia aderito con entusiasmo a un progetto che lo vede di nuovo con il gruppo dopo decine e decine di hit da solo. Allora riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dall’inizio quando i Decibel facevano punk e new wave, ed erano dei capostipiti. Sono rimasti nella memoria di tanta gente, il pubblico di allora che li aveva seguiti nonostante una produzione di poca quantità. La band infatti diede alle stampe tre soli dischi a cavallo tra Settanta e Ottanta, tra cui il mitico “Vivo da re”, con la partecipazione al Festival di Sanremo nel 1980 con il brano famoso “Contessa”. La storia del gruppo sembrava terminata ma invece due musicisti chiave del primo periodo, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio, si presentano a Enrico Ruggeri con una decina di nuove canzoni. Ruggeri ascolta, verbalizza tutto nel senso che elabora i testi ed ecco che i Decibel sono di nuovo in pista. Tra l’altro, nei brani sono presenti con dei piccoli cameo anche altri due membri fondatori del gruppo. La storia sembrerebbe chiusa qui, col disco nuovo, ma i Decibel sono in tour e annunciano al Gazzettino Nuovo che il tour italiano continuerà anche in estate e poi forse, chissà, arriverà anche un altro disco, magari di inediti oppure un live, è presto adesso per parlarne. L’occasione ultima per decidere di ritornare, Ruggeri e i due compari l’hanno presa durante un viaggio a Londra per assistere a un concerto degli Sparks, i “fratelli maggiori” dei Decibel, nei primi anni Ottanta. E siamo a oggi, a un presente prodigo di avvenimenti e di belle sensazioni. In primo luogo, dunque, il rapporto col tempo: com’è cambiata la percezione artistica della band rispetto al secolo scorso. “Siamo tornati senza farci troppi problemi - dice Enrico Ruggeri -, pensavamo di avere buone canzoni e abbiamo ricominciato da lì. Il disco è arrivato e non è una operazione commerciale revival, semmai ci siamo trovati ben presto travolti dall’onda. I pezzi sono tutti musicati da Capeccia e Muzio, io ho aggiunto i testi, come i Decibel di ieri. Il rapporto col tempo, dunque, per noi non è mutato. Se siamo riusciti a farci riconoscere per come eravamo, direi che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. “Noblesse oblige” potrebbe essere uscito due anni dopo “Vivo da re”, questo è il senso della nostra musica e per questo dico che vorremmo superasse il tempo e l’attualità. Cerchiamo di ritrovare i vecchi fan, ma ai concerti incontriamo anche gente nuova, giovani, e questo, naturalmente, non può farci che piacere”. Ruggeri tiene a precisare alcuni aspetti del tour. “Andiamo in giro alla vecchia maniera, con poca strumentazione ma tutta vera. Non abbiamo sequenze pre-registrate e tutto ciò che succede sul palco è “live”, non ci sono aggiustamenti. Siamo tornati tenendo fede a questi presupposti, mentre oggi sappiamo che quasi tutto l’elettropop ha molto di virtuale. Nella musica attuale trovo parecchia omologazione, quasi sempre gli stessi giri melodici, i Decibel sono contrari a ogni sorta di omologazione e anche questa è una buona ragione per essere di nuovo qua”. Sarà un esperimento a termine? “Mah, adesso nessuno può dirlo. Continueremo on stage anche questa estate, non era previsto ma il consenso ci ha convinto.” I Decibel suonano sempre i loro brani storici. “Sì, certo, “Vivo da re” e “Contessa” non mancano mai, infatti le abbiamo riproposte sul disco seppure rifatte, poi dedichiamo energie ai nostri eroi: nel primo brano, c’è un elenco di artisti che abbiamo amato ed è anche a loro che pensiamo quando suoniamo dal vivo.” Esistono dediche in “Noblesse oblige”? “Il disco è pieno di citazioni e di contaminazioni, posso ricordare “Oh Superman” di Laurie Anderson all’inizio di “Vivo da re”, ma anche The Who, Clash e Ramones sono presenti”. Venite dal punk ma non pensate che certi gruppi di oggi, tipo Baustelle, debbano qualcosa ai vecchi Decibel? “Beh – termina Enrico Ruggeri -, certo non possiamo essere noi a sottolineare cose del genere, ma il fatto che qualcuno lo noti ci fa piacere”.     

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