TREMOLADA: “AI GIOVANI UN SEGNO DI SPERANZA PER IL FUTURO”

19 Ottobre 2017
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Brescia ha accolto festante il nuovo vescovo

Brescia ha accolto il nuovo vescovo. Pierantonio Tremolada è stato festeggiato dalla comunità, dai paesi dell’ovest fino a Brescia città dove in piazza Paolo VI e poi in Cattedrale ha avuto luogo la cerimonia inaugurale del ministero episcopale e il saluto con monsignor Luciano Monari, dimissionario per raggiunti limiti di età. Tremolada ha 61 anni, è ex docente di Sacre Scritture, proviene dalla curia di Milano.

E’ approdato a Brescia transitando per il primo paese della provincia incontrato nel viaggio, ovvero Urago d’Oglio dove ad accoglierlo ha trovato il presidente della Provincia Pier Luigi Mottinelli. Poi ha proseguito a Chiari, Coccaglio, Rovato e Ospitaletto dove ha sostato nei vari oratori. Il vescovo si è fermato in una azienda di Castegnato, accolto dai vertici della Confindustria bresciana, presidente Pasini in testa. Una volta in città, il raccoglimento alla chiesa dei santi patroni Faustino e Giovita, quindi la penultima tappa in piazza della Loggia dove ha deposto una corona al monumento che ricorda i caduti della strage e infine in piazza Paolo VI con a fianco alcuni ragazzi disabili. La celebrazione eucaristica è stata preceduta dalla lettura della missiva apostolica di nomina scritta da Papa Francesco, mentre la messa è stata concelebrata dal cardinale maliano Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako, dal vescovo di Rrëshen, in Albania, Gjergj Meta, e dai vescovi delle diocesi vicine come monsignor Francesco Beschi di Bergamo e Marco Busca di Mantova. Con loro i vescovi missionari bresciani Angelo Moreschi dall’Etiopia e Giovanni Battista Piccioli dall’Ecuador e il vescovo emerito di Brescia Bruno Foresti, oggi 94 enne, e l’ausiliare emerito Mario Vigilio Olmi. Questa la cronaca dell’accoglienza del nuovo Pastore di Cristo in una città come Brescia dalle solide radici cattoliche. Monsignor Tremolada ha dedicato pensieri ai giovani: “Che desiderano segni di speranza per il futuro. L’avvenire  non possiamo aspettarlo, dobbiamo prepararlo e noi adulti abbiamo il dovere di metterci in ascolto e di rinfrescare le energie”. Il vescovo ha ricordato il significato del silenzio, verso cui spesso si nutre paura: “Il timore c’è quando si percepisce un vuoto, ma imparare ad ascoltarsi significa molto, perché nel silenzio qualcuno ci parlerà. Avrò il piacere di incontrare e ascoltare i giovani e con loro parlare per conoscerci meglio e affrontare insieme il tempo che verrà.” Tremolada e il suo impegno pastorale: “Prima di tutto la carità, l’impegno a favore dei poveri, dei sofferenti e di chi vive con il peso dei disagi le proprie giornate.” Il rapporto con le istituzioni, nel segno del dialogo come già il suo predecessore. “La promozione del confronto è necessaria per ricercare la condivisione e quindi l’avvento di nuove sinergie”. Un tema molto sentito oggigiorno è il rapporto tra indigeni e migranti. “Auspichiamo l’incontro delle culture, non temiamo conflitti di civiltà, coltiveremo il dialogo e parleremo con chiunque abbia valori spirituali e creda in una vita profonda dove l’uomo non è abbandonato e dove esistono i grandi valori della storia umana.” Il vescovo Pierantonio ha osservato: “Sono uno di voi, un bresciano tra i bresciani, un missionario del Vangelo della gioia”. Come sarà la chiesa bresciana prossima ventura? Si muoverà per rivelare il volto di Cristo e cioè la cura delle persone per ciò che sono, con le proprie identità. Una Chiesa che saprà confrontarsi con le sfide della modernità: la rivendicazione della libertà ma soprattutto la solitudine e l’indifferenza. Tremolada ha citato in proposito le parole di papa Francesco quando ha ricordato come sia labile oggi la gioia di vivere, in un mondo dove dettano legge l’individualismo e la logica dei consumi e delle tecnologie. Ha detto il vescovo: “Non saranno il mercato o la tecnica a dare risposte alle nostre coscienze, ma il riconoscimento del valore dei sentimenti e delle relazioni”. Ecco allora l’appello per il recupero delle virtù: giustizia, lealtà, solidarietà, pazienza, magnanimità, la riscoperta delle belle relazioni e dei buoni gesti come la cordialità di una stretta di mano, l’affettuosità di un abbraccio, la vicinanza silenziosa. “Ritroveremo il gusto del pensare insieme, combatteremo i pregiudizi, cercheremo il bene di tutti.” Dove? “In una Chiesa santa per ciò che fa e non per ciò che dice”. Tremolada ha detto chiaro che in questa chiesa rinnovata non c’è posto per la ricerca della gloria o della mondanità, conta invece la qualità evangelica dell’azione pastorale: in due parole, conta l’ascolto della parola di Dio.

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