BRESCIA CELEBRA LAWRENCE FERLINGHETTI, IL “SUO” POETA DELLA BEAT GENERATION

26 Ottobre 2017
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La mostra è aperta a Santa Giulia fino al 14 gennaio 2018

Brescia celebra Lawrence Ferlinghetti. La mostra al museo di Santa Giulia, aperta fino al 14 gennaio 2018, è meta quotidiana di visitatori ammirati dal poeta e dalla Beat generation. Brescia applaude il cantore della controcultura americana, perché da qui egli trae le sue origini. Il padre infatti lasciò il Carmine per cercare fortuna in America agli inizi del secolo breve e l’artista non è nuovo a rapporti con la città. Venne una decina di anni fa e si diresse nella zona vecchia, alla ricerca della via dove abitava il papà.

Qualche tempo prima fu a Chiari dove gli vennero consegnate le chiavi della città perché i Ferlinghetti come famiglia erano provenienti dal paese. All’apertura della mostra l’autore non era presente, avendo la bella età di 98 anni, ma era collegato in video-conferenza dalla “City Lights”, la libreria e casa editrice che lo rese celebre in America, per le pubblicazioni tascabili e per essere stato il primo a editare “Howl” di Allen Ginsberg. Ferlinghetti ha raccontato al foltissimo pubblico la sua attualità e ha soprattutto valorizzato il rapporto con Brescia, “Che avevo cercato per tutta la vita”. Nel suo discorso, molto applaudito, ha fatto accenno alla bellezza della parola e al suo potere rivoluzionario e ha ricordato, da editore, che Brescia è una città dove non mancano le possibilità di stampare e diffondere libri. Il consiglio comunale, è stato annunciato nel corso dell’evento, sta prendendo in considerazione l’ipotesi di nominare Ferlinghetti “cittadino straordinario” della Leonessa, un uomo dalla vita fantastica anche se – come ha detto – non ha fatto mai niente per renderla tale. Ferlinghetti partecipò allo sbarco in Normandia, era a Cuba quando i Barbudos presero il potere, a Nagasaki tre settimane dopo lo scoppio della bomba atomica, a Parigi durante i moti del Maggio francese. “Sono stato un viaggiatore, un turista delle rivoluzioni, ho accettato anche la prigione per aver manifestato contro la guerra in Vietnam, reputo il silenzio una forma di complicità, ho sempre cercato la verità o perlomeno l’etica della verità.” A riguardo della sua brescianità Ferlinghetti ha raccontato il divertente aneddoto di quando, approdato al 25 di Contrada delle Cossere, venne fermato dalla polizia che non lo riconobbe pensando che fosse un anziano signore perso per strada. “Fui fermato e non arrestato, come scrissero i giornali qualche ora dopo, fu un buon colpo di marketing pubblicitario”. La figura di Ferlinghetti è assai sfaccettata: egli è poeta, editore, pittore, agitatore sociale, attivista per l’umanità. “Ho avuto mostre a me dedicate in vari angoli del mondo” – ha detto –, “ma ringrazio Brescia perché a differenza di quanto avviene in Usa, la rassegna riassume l’insieme delle mie attività e non guarda solo al passato ma anche al presente, e al mio impegno contro le armi e la guerra. Non amo parlare di ciò che ho fatto e scritto, l’arte va avanti da sé, non c’è bisogno di ragguagliarla ulteriormente”. Infine, prima dell’epilogo del collegamento da San Francisco, è stato chiesto al vecchio beat quali sono le regole da seguire per vivere il più serenamente possibile: “Mangia bene, ridi spesso, ama molto” – la risposta, che condensa tanta letteratura underground nelle parole di un uomo che ha speso la vita a diffondere l’arte “contro” in una America spesso non in sintonia con le attitudini dei poeti beat. La mostra al Museo di Santa Giulia, si intitola “A life: Lawrence Ferlinghetti”, e raggruppa l’opera omnia dell’artista, con sezioni dedicate alla pittura, altre alla poesia e poi quelle disegnate per l’editore con le prime edizioni di “Howl”, le tante belle fotografie con i poeti americani, le prime edizioni di Sulla strada” di Jack Kerouac anche se non fu la sua “City Lights” a editare quel capolavoro. In sala tanti amici, il fotografo Walter Pescara, il poeta Paul Polanski e i vertici di palazzo Loggia e del Santa Giulia. La mostra (da non perdere), una produzione di Brescia Musei e Comune di Brescia, è curata da Luigi Di Corato, Giada Diano e Melania Gazzotti e resterà aperta sino al 14 gennaio 2018. E’ divisa in quattro sezioni: “Guerra. Pace. Arte”, “San Francisco. Jazz”, “Beat. Poesia. Ribellione” e “Viaggio. Amicizie. Origini”. Un’altra rassegna è stata inaugurata nelle stesse ore e con un tema simile: al Mo.Ca. con sede all’ex tribunale è andata in scena infatti “Dal Cantagiro al Parco Lambro”, iniziativa fotografica a cura dell’associazione diretta da Renato Corsini.  

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