IL CASSOLA DISARMISTA NEL VOLUME DI GACCIONE E MIGLIORATI

18 Aprile 2017
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Carlo Cassola, di cui ricorre nell'anno in corso il centenario della nascita e il trentesimo della morte, ha rappresentato una figura di primo piano nel mondo letterario italiano. Con “La ragazza di Bube”, il suo capolavoro, vinse il Premio Strega nel 1960, ma è ancora poco conosciuta la sua esperienza di intellettuale dal forte senso etico e civile, concretizzatosi in un'accesa battaglia pacifista e disarmista. La lacuna è stata colmata dallo scrittore milanese Angelo Gaccione e dal giornalista Federico Migliorati (collaboratore del Gazzettino Nuovo) che hanno curato il libro “Cassola e il disarmo. La letteratura non basta”, edito recentemente dalla casa editrice “Tra le righe libri” di Lucca. Il volume è introdotto da uno scritto a firma di Vincenzo Pardini e si apre con un'intervista che Migliorati ha realizzato a Gaccione nella quale traspare la personalità poliedrica di Cassola, “uomo mite, dolcissimo, tollerante, ma dal carattere fermo” per il quale davvero “la letteratura non bastava”.

Fu una “grave distrazione” da parte dell’intellighenzia del tempo, si legge, “non averlo sostenuto per il Nobel per la pace, lui che più di tutti l’avrebbe meritato”. Immancabile un accenno anche alle contestazioni che egli subì dal Gruppo '63, finendo deriso come l'amico Giorgio Bassani, salvo essere riabilitato anni dopo. L'intervista lascia poi spazio al fitto epistolario intrattenuto tra il 1977 e il 1984 da Cassola e Gaccione, che furono legati da una profonda amicizia e tra i fondatori di quella Lega per il disarmo dell’Italia che richiamò l’attenzione del mondo politico e intellettuale dell’epoca. “Se si vanno a leggere gli scritti appassionati e lucidi di Carlo – sostiene Gaccione nel libro - ci si renderà conto dell’enorme attualità del messaggio pacifista e antimilitarista che entrambi divulgammo”. Quel messaggio fu soggetto a censure e opposizioni, subì ostracismi e condanne da parte di gran parte del mondo culturale del tempo, forse perché Cassola era davvero un uomo lungimirante, fuori dagli schemi e lontano dalle ideologie dominanti. A 70 anni, nel 1987, si spense nella sua casa di Montecarlo di Lucca, dopo una malattia degenerativa, lasciando ai posteri la testimonianza di un letterato strenuamente convinto che la pace fosse un obiettivo a cui tutti avremmo dovuto tendere.

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