AIUTIAMOLI A CASA LORO. MA COME?

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Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati
Che (non so se grammaticalmente sia corretto iniziare una frase in questo modo…, però…); che quello dei migranti sia uno dei temi su cui verrà giocata la prossima campagna elettorale per le politiche 2018, campagna evidentemente già iniziata, credo sia fuori discussione. Che (ho iniziato così e così continuo…); che il mondo intero, e non solo l’Europa, debba guardare alle attuali migrazioni con la consapevolezza dell’essere di fronte ad uno dei cambiamenti epocali credo sia inevitabile.

Che l’Italia insieme a pochi altri Paesi del Mediterraneo non possa essere lasciata sola a sostenere un simile impatto è ugualmente vero. Che l’Italia, per dirla con Gentiloni, stia  facendo il proprio dovere e si pretenda che l'Europa lo faccia al nostro fianco ‘…e non accettiamo improbabili lezioni o minacce come quelle che abbiamo ascoltato nei giorni scorsi’ è anche qui fuori discussione. Temi come questi, problemi di questa portata planetaria, non si risolvono certo chiudendo frontiere o lanciando slogan più o meno a caso, più o meno elettorali: di fronte ci sono persone. Ecco allora che a Salvini e Renzi, per citare gli ultimi due che ho sentito pur con il ‘davvero’ renziano, vorrei chiedere cosi significhi esattamente ‘aiutiamoli a casa loro’. Anche al segretario di Stato vaticano che ha detto “Io credo che il discorso dell’ `aiutiamoli a casa loro´ sia un discorso valido, nel senso che dobbiamo aiutare veramente questi paesi nello sviluppo, in modo tale che la migrazione non sia più una realtà forzata, ma sia libera”. La domanda che mi pongo è un po’ come quella del segretario generale della Cei mons. Galatino: “Se non si dice come e quando e con quali risorse precise, ‘aiutarli a casa loro’ rischia di non bastare e di essere un modo per scrollarsi di dosso le responsabilità” e, aggiungo riprendendo le prime righe di questo breve ragionare, guardare alle prossime elezioni. Giovanni De Mauro sul n° 1213 di ‘Internazionale’, il settimanale di cui è direttore, porta sul tema alcune interessanti argomentazioni che qui riprendo: “Ma l’idea di “aiutarli a casa loro” è un bluff, un modo neppure troppo elegante di lavarsi le mani della questione. Perché se si fanno due conti, come li ha fatti Ilda Curti, esperta di relazioni internazionali e in passato assessore a Torino, si capisce subito che ‘aiutarli a casa loro’ comporterebbe costi, non solo economici, di gran lunga superiori ad ‘accoglierli a casa nostra’. Bisognerebbe smettere di vendere armi e tecnologie militari ai regimi autoritari (l’Italia è l’ottavo paese al mondo per esportazioni di armi); sospendere ogni forma di sostegno economico ai governi corrotti; interrompere lo sfruttamento delle regioni da cui proviene gran parte delle materie prime di cui hanno bisogno le nostre industrie; affrontare e combattere seriamente il cambiamento climatico; investire in scuole, ospedali, sviluppo locale, infrastrutture, tecnologia, energia rinnovabile, reti di mobilità sostenibile; combattere l’economia dello sfruttamento, quella che ci fa trovare i pomodori a un euro al chilo nei supermercati; aprire canali umanitari che tolgano ossigeno a trafficanti e mafie; riformare e dare autorevolezza alle istituzioni internazionali, cedendo tutti un po’ di sovranità nazionale. E molto altro ancora, con l’obiettivo di combattere le disuguaglianze globali e pronti a rinunciare a parte dei privilegi dell’essere nati casualmente da questa parte del mondo. Ecco, per aiutarli davvero ‘a casa loro’ bisognerebbe fare tutto questo. Ma è chiaro che nessun leader europeo ha realmente intenzione di farlo. Perché vorrebbe dire fare la rivoluzione”. Adesso rifaccio a Salvini e Renzi la domanda articolandola meglio: “Intendete questo con ‘aiutiamoli a casa loro’? o c’è altro? Perché con queste modalità penso che in tanti ci si trovi d’accordo. Avvicinandosi le elezioni noi elettori abbiamo bisogno di sapere esattamente cosa si intende. Perché di promesse immediatamente disattese ne ascoltiamo ogni giorno. A tutti i livelli.

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