OCCHI SORRIDENTI CHE NON BRILLERANNO PIU’

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Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati

Quando abbiamo chiuso il giornale prima della pausa estiva ci siamo chiesti, meglio abbiamo auspicato, che quella in cui ci andavamo ad immergere fosse un’estate differente. Lo è stata? Forse per qualcuno si, per altri invece no. Il pensiero finale di quel pezzo, pur in un contesto molto particolare, era che tutti ci potessimo un giorno guardare con gli stessi occhi. Vedere e guardare, perché non basta vedere, bisogna guardare e guardarci, scrutare nel profondo, immaginare, cogliere; saper amare.

Per alleggerire un po’ (ma tra poco tornerò sul concetto per arrivare altrove) rivado con il ricordo ad una canzone dei Righeira del 1985: ‘L’estate sta finendo e un anno se ne va, Sto diventando grande lo sai che non mi va, In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più, È il solito rituale, ma ora manchi tu’. Chissà quanti amori sono nati sulle nostre spiagge in questa estate; chissà quante storie personali sono cambiate; chissà! Il mare, la spiaggia, le lunghe serate: questa è l’estate. Un’estate che come ogni anno ci parla di riposo, ci parla di viaggi, ci parla di nuove scoperte, ci parla di serenità. Quest’anno ci parla anche di morte, e non è il primo anno. Il pensiero corre a Barcellona come a Turku, alle vittime di ennesimi fatti di sangue che hanno colorato di rosso le strade del riposo. Fatti di cui, presentata la tristissima notizia, non bisognerebbe più parlare perché le menti che stanno dietro ai ragazzini che compiono  quei gesti vogliono solo che se ne parli. Ma come fare a rimanere in silenzio? Quand’anche il silenzio sia l’unica forma di profondo rispetto nei riguardi di questi ignari martiri del terzo millennio. Ignari martiri come coloro che hanno perso la vita un anno fa sotto le terremotate macerie del Centro Italia o di Ischia pochi giorni or sono. Il martire è un testimone; testimone volontario di un’idea o di una fede; testimone involontario dell’incuria, del profitto ad ogni costo, della malvagità. Non sta certo a noi azzardare giudizi: chi ha le competenze opererà; tuttavia qualche considerazione, qualche pensiero credo ognuno lo possa tentare. Quindi anche noi. Gli occhi. Sarà mai successo che torbidi individui i quali altro non hanno se non muoversi per creare morte e distruzione si siano fermati un attimo a guardare i propri occhi specchiarsi in quelli delle loro vittime? Che mai, per un istante, sia anche solo balenata nella loro mente l’idea che la persona o le persone la cui vita si apprestavano a spegnere fossero rivestite della loro stessa dignità? Uomini, donne, bambini. Qual è il dio che possa chiedere questo? Il dio denaro, il dio potere, questo forse si; altri non credo. Come abbiamo detto spesso il discorso è molto complesso ed affonda radici nei secoli passando ora attraverso contrapposizioni tra Paesi i quali, per affermare una loro superiorità politica o economica, oppure l’egemonia territoriale, spezzano vite in giro per il mondo, là dove, magari, sono forti o preponderanti gli interessi della parte avversa. Posso facilmente immaginare che a costoro degli occhi, e della vita, di quanti vengono fatti cadere sotto le bombe, le ruote di mezzi meccanici o le stanche pietre di case approssimative, poco o nulla importi. Ma per noi non è così. A noi importa, eccome se importa. Ed anche a noi è dato di muoverci affinchè si realizzi nel mondo, partendo dal ‘nostro mondo’ almeno un briciolo di ragionevolezza, un po’ di giustizia, la voglia di vivere in serenità. Perché il tratto di strada che ci è dato di condividere con gli altri sia un percorso, sicuramente accidentato e pensato così proprio per poterci reggere a vicenda. Guardandoci negli occhi. Ci sarebbe piaciuto rientrare con notizie diverse, meno complesse e devastanti, dove poter guardare con leggerezza il mondo dall’alto. Gli eventi non ce lo hanno concesso, ma la leggerezza del cuore quella rimane e deve rimanere. ‘L’estate sta finendo…’ cantavano i Righeira, e pensando all’amore che svaniva con quella stagione continuavano ‘…Una fotografia è tutto quel che ho, Ma stanne sicura, io non ti scorderò’. Come noi non dobbiamo scordare nulla di questi giorni, di questa estate; degli occhi sorridenti di quanti se ne sono andati. Lo dobbiamo a loro, lo dobbiamo a questa nostra traballante umanità.

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