VICENDE ASSURDE

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Questa settimana parliamo di …A cura di Sergio Desiderati
Cosa c’è di più assurdo di una morte provocata? Provocata, oltre tutto, da chi dice di amare? E così a femminicidio si aggiunge femminicidio in un crescendo che lascia attoniti. E la domanda che ci si pone in questi casi è purtroppo sempre la stessa: Perché? Perché se dicono di amare questo ‘amore’ significa morte? Ne abbiamo già parlato, disgraziatamente, eppure credo che per quanto si scriva o si dica di questi eventi non basti mai.

La ‘cultura del possesso’, alla base di tali assurdi omicidi, va sradicata partendo dalle generazioni più giovani e centrandosi sulla ‘cultura del rispetto e della libertà’ senza la quale amore non può esistere. Poi si scoprono ed escono vicende familiari, intrecci strani e pure loro assurdi che lasciano sbigottiti. E non è la prima volta quella di cui sentiamo e leggiamo in questi giorni. Le cronache fanno il loro lavoro, ma lei, la giovane vittima, merita quell’attenzione che, probabilmente, non ha avuto in vita. Parlarne per contribuire a generare la cultura del rispetto e della libertà a cui si accennava prima senza tuttavia eccedere come talvolta capita di vedere. Scavare quasi ossessivamente nelle vite delle persone e delle famiglie non credo serva come non credo faccia onore al buon giornalismo. Si parla tanto di privacy poi questa viene calpestata tranquillamente in nome di qualche copia in più venduta in edicola. E non è da meno neanche il mezzo televisivo. In diretta Tv, per quanto la diretta non sia semplice, ritengo assolutamente improprio dare la peggiore delle notizie possibili: ‘Hanno trovato la ragazza. Morta. Vostro figlio si è accusato dell’omicidio’. La giornalista ha spiegato la dinamica e come tutto, a suo parere, si è svolto secondo attenta deontologia professionale. Resta il fatto che quelle parole sono andate in onda; quella notizia è stata diffusa direttamente ai genitori del reo confesso. I quali manifestano un forte disagio, per poi scoprire, sempre secondo le accuse, che sicuramente erano già a conoscenza di quanto accaduto se è vero che proprio il padre avrebbe aiutato il figlio ad occultare il cadavere. Senza contare, come ha riferito la giornalista che li stava intervistando, tutte le parolacce che sono state rivolte contro la ragazza uccisa. Anche qui c’è tutta l’assurdità di questo tristissimo episodio di inaudita violenza. Assurdo che questi due genitori, già consapevoli di quanto accaduto e lui anche complice, si siano resi disponibili, anzi abbiamo sollecitato l’intervista. Mi chiedo dove siamo finiti! Dov’è andata a schiantarsi la nostra umanità? Siamo certi di far parte ancora a pieno titolo del genere umano? Per vicende come queste ma anche altre dove viene negata la dignità delle persone. Come credo serva a poco concentrarsi sul fatto che ‘queste cose’ capitano altrove. Può succedere ovunque, ma non è questo il tema. Il tema è che troppo spesso siamo pronti a giudicare: guarda com’è vestita quella? Guarda quello li come va in giro? Attenti perché questi ci rovinano? Poi c’è in molti la bramosia di sapere, sapere degli altri. Esiste, per fortuna, un corpo di leggi da rispettare e da far rispettare; elemento questo imprescindibile per una giusta convivenza civile. Esiste poi il buon senso; esistono la correttezza ed il rispetto, prima di tutto per le persone, poi per tutto il resto. Esiste quel singolare moto di solidarietà che fa veramente grandi chi lo pratica e contribuisce a ridimensionare atteggiamenti contrari alla dignità individuale. E’ grazie a questi ultimi che possiamo tutti, nessuno escluso come dice una trasmissione televisiva, costruire o ricostruire relazioni, atteggiamenti, pensieri. Perché di morti assurde siamo stanchi, perché i fili di una nuova stagione di rispetto della vita e delle vite vanno riannodati, senza se e senza ma. Poi parliamo di tutto ciò che ne consegue, è giusto che lo facciamo, è giusto che ci muoviamo nelle direzioni possibili. Ma se quei fili non sono stati annodati con forza è il genere umano ad uscirne sconfitto.

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