BARCELLONA – MILANO – VENEZIA

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Questa settimana parliamo di …A cura di Sergio Desiderati
‘Barcellona – Milano – Venezia’ non è una delle tratte con i voli recentemente annullati dalla compagnia aerea low cost irlandese, quanto invece tre città capoluoghi di altrettante regione europee che hanno visto celebrarsi, o lo faranno a breve, un referendum per chiedere ai loro cittadini di esprimersi su quesiti molto diversi tra loro. Da non confondere quello spagnolo, forse è meglio dire catalano, con quelli lombardo e veneto; parliamo infatti di due situazioni praticamente opposte.

La Catalogna ha chiesto agli elettori: “Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?” dall’esito del quale far dipendere una dichiarazione unilaterale di indipendenza dal governo centrale di Madrid e fuori dalla Costituzione spagnola. Altra cosa, come detto, in Italia dove le due regioni del Nord si muovono in maniera simile ma all’interno del dettato Costituzionale. Il quesito sul quale si troveranno a votare i veneti è stringato e dice: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, mentre in Lombardia chi si recherà ai seggi il prossimo 22 ottobre (stessa data anche in Veneto) troverà questa domanda: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”.  Qui si guarda alle Regioni a Statuto Speciale per cui risulta evidente che nei referendum italiani la questione posta è totalmente differente rispetto a Barcellona. E questo dice anche di un forte cambiamento di rotta da parte della Lega Nord, il partito dei presidenti di entrambe le Regioni Maroni e Zaia, passato dalla richiesta di indipendenza di anni fa a quella di negoziare con Roma maggiori attribuzioni come previsto dalla nostra Costituzione. Il Governo ha già invitato Lombardia e Veneto a sedersi al tavolo delle trattative, ma questo ai due presidenti non basta: il referendum si può evitare solo davanti alla certezza che qualcosa è cambiato veramente. In Lombardia poi ci si esprimerà, per la prima volta, con il voto elettronico: in ogni seggio sarà installato un terminale. L’esito del voto, peraltro scontato si immagina verso il SI, ha una valenza politica e porterà Maroni e Zaia a presentarsi a Roma con una forte legittimazione (se vinceranno i SI e, soprattutto, se al voto andranno molti elettori). Alla fine si tratterà di negoziare. Ciò che tutti richiamano anche in Spagna dove si è scritta, il primo ottobre scorso e nei giorni immediatamente precedenti, una pagina di storia non bella. Va subito detto che le norme vanno rispettate e se la Costituzione spagnola non prevede una simile forma di consultazione questa andava ponderata molto perché ora, con quel voto, poco è cambiato rispetto a prima. Certo, gli indipendentisti hanno ottenuto il 90% dei voti, ma alle urne si è presentato solo il 40% degli aventi diritto. Bisogna però anche sottolineare, e farlo a gran voce, che una votazione democratica è comunque auspicabile. Sempre, ovviamente, nel rispetto delle norme generali. Le considerazioni possibili sono molte; si va dall’esecrabile violenza vista in Catalogna fino all’idea che in un mondo globalizzato creare piccoli staterelli non aiuta di certo: il tempo dei Comuni è fortunatamente terminato. Su una migliore attribuzione delle competenze si può certo ragionare e farlo, nel caso italiano, con tutte le Regioni coinvolte. E’ evidente a tutti però, e senza togliere nulla a nessuno, come non potranno mai essere poste sulle stesso piano, ad esempio, Lombardia e Basilicata. Ma in un contesto di Stato a Regioni solidali credo si possa serenamente intavolare un dialogo.

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