QUEL 22 NOVEMBRE 1963

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Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati
Tentiamo un ragionamento semplice semplice. Un ragionamento che ci siamo fatti in molti in questi giorni camminando per strada e parlando con amici e conoscenti: cosa avvenne veramente a Dallas il 22 novembre 1963? Se digitiamo su Google quella data la prima pagina trovata è ‘Assassinio di John Fitgerald Kennedy’ e quelle che seguono, e sono tante, parlano tutte dello stesso tremendo argomento. Ognuno  può pensarla come crede, ma quando una persona viene uccisa siamo sempre di fronte ad un atto tremendo. Fotografie, notizie, commenti più o meno fantasiosi: si trova veramente di tutto. E dopo oltre cinquant’anni dal giorno in cui quegli spari fermarono il mondo e lo cambiarono per sempre, finalmente gli atti. Un pensiero mi attraversa la mente: Martin Luther King, 11 settembre, Sabra e Shatila, Raqqa, Mogadiscio, Kabul, Londra, Parigi, Nizza, Gorakhput, Ruanda. Il Cairo (Giulio Regeni), Mosca,…. mi devo fermare. E non certo per scarsa memoria o per tralasciare qualche luogo ma perchè, purtroppo, l’elenco è talmente lungo che è impossibile riuscire a citare tutte le città o i villaggi dove sono avvenuti, e avvengono, assassini ed eccidi. Cosa avvenne veramente a Dallas quel giorno?, stavamo dicendo. Che venne assassinato il presidente degli Stati Uniti è cosa nota, come è ugualmente noto che il suo assassino (o presunto tale) venne ammazzato due giorni dopo. Più di una commissione d’inchiesta ha indagato sull’accaduto; la prima sostenendo che fosse stato il solo Lee Oswald a sparare al presidente; la seconda ipotizzando invece che vi fosse più di un cecchino e che gli spari siano stati diversi. Sostenendo però che il proiettile mortale per Kennedy sia stato quello esploso da Oswald. Più d’uno negli anni ha parlato di complotto. Già un paio di anni fa Phlip Shenon scrisse un articolo da cui traspariva che l’allora capo della Cia non disse tutto ciò che sapeva, pare per non distogliere la commissione d’inchiesta dalla ‘miglior verità’.  Vi fu un complotto?  L’ex giudice Ferdinando Imposimato nel libro ‘La Repubblica delle stragi’ scrive: ‘E’ sorprendente, ma nelle storie tragiche di Kennedy e Moro si ritrovano gli stessi personaggi, legati alla mafia e alla massoneria, come il governatore del Texas, John Connaly, e il suo braccio destro Philip Guarino’. Connaly quel giorno era in macchina con Kennedy per le vie di Dallas; Connaly, le cronache dicono fosse amico e sodale di Licio Gelli. Com’è piccolo il mondo? Nei giorni scorsi sono stati desecretati i documenti del delitto Kennedy; ma non completamente. 2.800 circa quelli ora visibili; però FBI e CIA hanno convinto Trump a non renderli tutti disponibili. Con sei mesi di tempo perché le agenzie di intelligence americane li possano ulteriormente visionare e stabilire se la loro divulgazione possa o meno influire sulla sicurezza nazionale. Interessante. Non tanto e non certo per il fatto che la sicurezza nazionale non vada salvaguardata, quella americana come di ogni luogo di questo pianeta, ma che ad oltre 50 anni di distanza ciò che sta sotto l’omicidio di John Fitgerald Kennedy abbia ancora dei risvolti, proprio, per la sicurezza nazionale statunitense. Ed a questo punto direi non solo per gli americani. Gli esperti dicono che per una visione appena un po’ approfondita dei 2800 documenti serviranno, come è logico immaginare, alcuni mesi; noi ‘poveri mortali’ ne sapremo di più tra qualche lungo tempo. Come non era difficile immaginare, e qui non serviva certo la desecretazione di tutti questi file, che ci fu un momento in cui qualcuno pensò di ammazzare Fidel come di rovesciare il regime castrista. Non è che oggi, poi, tutto sia molto differente a parte uccidere il leader maximo visto che il tempo ha già fatto il proprio corso evitando di insanguinare mani o coscienze le quali, forse, di questo non si curano nemmeno molto in virtù della ‘sicurezza nazionale’. Ciò che resta è che tanti, infinitamente troppi sono coloro che perdono la vita per mani di altri; ed accanto a questo rimane pure il fatto, nel grande come nel piccolo, che ciò che avviene nei palazzi del potere, sia esso un ‘peccato’ mortale o veniale, viene sempre tenuto nascosto. Trasparenza è una parola di cui tutti si servono ma pochissimi utilizzano. Per la ‘sicurezza nazionale’

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