UN MONDO CHE CAMBIA.3, INDUSTRIA 4.0

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Il termine Industria 4.0 (o Industry 4.0) indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti. L’Industria 4.0 passa per il concetto di smart factory che si compone di tre parti (ove per Smart si intende intelligente nella più estesa accezione del termine – perché non si usa l’italiano poi?).

Esse sono: Smart production, nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti; Smart services, tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi ma anche tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore- cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.); Smart energy, tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia secondo i paradigmi tipici dell'Energia sostenibile. La chiave di volta dell’Industry 4.0 sono i sistemi ciberfisici (CPS) ovvero sistemi fisici che sono strettamente connessi con i sistemi informatici e che possono interagire e collaborare con altri sistemi CPS. Insomma, si parla di robot o comunque macchinari regolati dai computer. I risultati ottenuti dalla Germania a livello produttivo hanno portato molti altri paesi a perseguire questa politica; per questo sono stati svolti numerosi studi fino ad ora: tra i più conosciuti quelli di McKinsey, Boston Consulting e Osservatori del Politecnico di Milano. Questi studi hanno portato a definire l’impatto che queste nuove politiche avranno sul contesto sociale ed economico, definendo questo passaggio storico "Quarta rivoluzione industriale". Dalla ricerca The Future of the Jobs presentata al World Economic Forum è emerso che, nei prossimi anni, fattori tecnologici e demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del lavoro. Alcuni, come la tecnologia del cloud e la flessibilizzazione del lavoro, stanno influenzando le dinamiche già adesso e lo faranno ancora di più nei prossimi 2-3 anni. L'effetto sarà la creazione di 2 nuovi milioni di posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno 7, con un saldo netto negativo di oltre 5 milioni di posti di lavoro. Sembra che l'Italia ne esca con un pareggio (200.000 posti creati e altrettanti persi), meglio di altri Paesi come Francia e Germania. A livello di gruppi professionali, le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione: rispettivamente 4,8 e 1,6 milioni di posti distrutti. Secondo la ricerca compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving, cioè la capacità di risolvere problemi produttivi, rimarrà la soft skill, cioè la “competenza trasversale” più ricercata, e parallelamente, diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività. Il Governo Italiano, seguendo l'esempio di Stati Uniti, Inghilterra, Germania e Giappone, ha posto in essere una serie di misure per incentivare gli investimenti funzionali alla trasformazione tecnologica. Il progetto, che stima generare una spesa tra gli 80 e i 90 miliardi di euro, ha preso il nome, appunto, di "Impresa 4.0".
Il Piano nazionale Industria 4.0 (ora Impresa 4.0) è l'occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. E qui viene il … brutto.  Questa “quarta rivoluzione industriale” viene agevolata dai governi con sgravi fiscali. Se da una parte è giusto che le aziende europee siano sempre al passo con i tempi e concorrenziali nel “villaggio globale” dall’altra non può non preoccupare la perdita di posti di lavoro che ciò comporterà. Quando si verificò una rivoluzione tecnologica, l’invenzione della stampa a caratteri mobili, a metà del quattrocento, tanto per citare un esempio, l’ottanta per cento di scrivani, amanuensi, miniatori si trovarono senza lavoro dall’oggi al domani. Speriamo che la storia non si ripeta.

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