La vicenda per la quale è finito a processo, risale a cinque anni fa. Ora l'imprenditore di Ferrara, di sessantatrè anni, è a processo per truffa, violazione di corrispondenza e falso. In quel periodo infatti, emette due fatture false, per un importo di oltre centomila euro, per lavori, solo teoricamente effettuati, presso un'azienda agricola di Sermide. Porta gli stessi certificati in banca, per la cessione del credito, con lo scopo di ottenere un anticipo sulla somma che, teoricamente, l'agricoltore gli avrebbe dovuto.

Sono quattro le persone finite in manette, due quelle sottoposte ad obbligo di dimora, tra le province di Mantova e Modena, per avere truffato l'ente previdenziale, allo scopo di percepire indebitamente il sussidio di disoccupazione. I Carabinieri hanno scoperto la truffa e posto fine ad un sodalizio criminoso, che ruotava attorno a due cooperative, una di Ferrara ed una di Mantova. Il gioco era all'apparenza semplice, l'organizzazione fingeva di assumere le persone, per poi licenziarle, permettendo così la richiesta di sussidio.

Con l'accusa di associazione per delinquere, finalizzata al commettere rapine in banca, i Carabinieri hanno arrestato cinque persone, tre italiane, una albanese e una georgiana e messo sotto indagine altre quattro, tre italiane ed una albanese. Gli arresti sono stati eseguiti dai militari di Rovigo, in collaborazione coi colleghi di Gonzaga, Cento, Carpi e Bergamo, tutti tra le province di Mantova e Ferrara.

L'indagine operata dagli uomini del Gico della Guardia di Finanza di Brescia, nasce nel 2013. Le indagini hanno permesso di arrestare i capi ed i gregari di due gruppi criminali, uno albanese un altro italo albanese, entrambi dediti al traffico di cocaina e marijuana. L'operazione ha interessato le province di Brescia, Bergamo, Ferrara, Milano e Bolzano.

''L’operazione è stata necessaria per sgominare la rete di ricettatori che con varie modalità reimpiegavano la refurtiva proveniente da numerosi furti'', hanno fatto sapere i Carabinieri, autori di una vastissima inchiesta, che ha portato a porre sotto indagine ben cinquantadue persone. Tutto nasce da alcune denunce per false vendite e truffe online, presentate nel 2014, presso la caserma dei Carabinieri di Castelnovo Monti, nel Reggiano.

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