Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati
Il nostro Pianeta è sempre più antropizzato, è sempre più ‘regolato’ dalle mani dell’uomo. Le quali non sempre sono mani linde (per non utilizzare quel termine ‘mani pulite’ che a noi evoca altro. O forse nemmeno tanto!). Con il proprio intervento l’uomo ha cercato di portare la Terra a proprio strumento, non ricordandosi che questa è data in prestito affinchè venga conservata per le generazioni future.

Non voglio addentrarmi in lunghe dissertazioni filosofiche su come e perché gli stati si sono formati nei secoli. Fin dagli antichi greci, per arrivare a Hobbes, Locke, Russeau, molti filosofi si sono cimentati in questa analisi. Di fatto possiamo solo dire che gli uomini hanno scoperto una delle più grandi forze che esiste sulla terra fin dagli albori della civiltà, ovvero la capacità di socializzare.

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria vita. Accettare la fine di un amore è un processo psicologico complesso che ha molte affinità con quello che avviene alla morte di una persona cara.
Dopo una separazione coniugale, anche se consensuale, ci si sente persi, delusi, vuoti, soli e il rischio di sprofondare nel dolore e nella depressione è quasi inevitabile.


Il mese di novembre, in molte zone soprattutto del nord Italia, può già segnare l’inizio dell’inverno, portando gelo e neve. I lavori più necessari sono quelli che preparano le colture a trascorrere l’inverno con il minor danno possibile. Controllate e curate i canali di scolo delle acque superficiali; eliminate tutte le infestanti ancora presenti, avendo cura di allontanarle e possibilmente bruciarne ogni residuo; eseguite una pulizia delle piante aromatiche accorciando la parte aerea e togliendo ogni porzione secca o malata; controllate l’eventuale presenza di parassiti o di lumache che spesso si rifugiano tra le foglie basali.

Nel 2009, mentre le parole “crisi”, “crollo”, “recessione” erano sulla bocca di tutti, in Giappone stava passando inosservata una rivoluzione: nasceva la prima criptovaluta, il bitcoin. Una criptovaluta è fondamentalmente una sorta di moneta che può essere scambiata solamente in formato digitale, cioè via computer. A questo punto potreste domandarvi: “Dove sta la grande novità?”.

QUEL 22 NOVEMBRE 1963

Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati
Tentiamo un ragionamento semplice semplice. Un ragionamento che ci siamo fatti in molti in questi giorni camminando per strada e parlando con amici e conoscenti: cosa avvenne veramente a Dallas il 22 novembre 1963? Se digitiamo su Google quella data la prima pagina trovata è ‘Assassinio di John Fitgerald Kennedy’ e quelle che seguono, e sono tante, parlano tutte dello stesso tremendo argomento. Ognuno  può pensarla come crede, ma quando una persona viene uccisa siamo sempre di fronte ad un atto tremendo. Fotografie, notizie, commenti più o meno fantasiosi: si trova veramente di tutto. E dopo oltre cinquant’anni dal giorno in cui quegli spari fermarono il mondo e lo cambiarono per sempre, finalmente gli atti. Un pensiero mi attraversa la mente: Martin Luther King, 11 settembre, Sabra e Shatila, Raqqa, Mogadiscio, Kabul, Londra, Parigi, Nizza, Gorakhput, Ruanda. Il Cairo (Giulio Regeni), Mosca,…. mi devo fermare. E non certo per scarsa memoria o per tralasciare qualche luogo ma perchè, purtroppo, l’elenco è talmente lungo che è impossibile riuscire a citare tutte le città o i villaggi dove sono avvenuti, e avvengono, assassini ed eccidi. Cosa avvenne veramente a Dallas quel giorno?, stavamo dicendo. Che venne assassinato il presidente degli Stati Uniti è cosa nota, come è ugualmente noto che il suo assassino (o presunto tale) venne ammazzato due giorni dopo. Più di una commissione d’inchiesta ha indagato sull’accaduto; la prima sostenendo che fosse stato il solo Lee Oswald a sparare al presidente; la seconda ipotizzando invece che vi fosse più di un cecchino e che gli spari siano stati diversi. Sostenendo però che il proiettile mortale per Kennedy sia stato quello esploso da Oswald. Più d’uno negli anni ha parlato di complotto. Già un paio di anni fa Phlip Shenon scrisse un articolo da cui traspariva che l’allora capo della Cia non disse tutto ciò che sapeva, pare per non distogliere la commissione d’inchiesta dalla ‘miglior verità’.  Vi fu un complotto?  L’ex giudice Ferdinando Imposimato nel libro ‘La Repubblica delle stragi’ scrive: ‘E’ sorprendente, ma nelle storie tragiche di Kennedy e Moro si ritrovano gli stessi personaggi, legati alla mafia e alla massoneria, come il governatore del Texas, John Connaly, e il suo braccio destro Philip Guarino’. Connaly quel giorno era in macchina con Kennedy per le vie di Dallas; Connaly, le cronache dicono fosse amico e sodale di Licio Gelli. Com’è piccolo il mondo? Nei giorni scorsi sono stati desecretati i documenti del delitto Kennedy; ma non completamente. 2.800 circa quelli ora visibili; però FBI e CIA hanno convinto Trump a non renderli tutti disponibili. Con sei mesi di tempo perché le agenzie di intelligence americane li possano ulteriormente visionare e stabilire se la loro divulgazione possa o meno influire sulla sicurezza nazionale. Interessante. Non tanto e non certo per il fatto che la sicurezza nazionale non vada salvaguardata, quella americana come di ogni luogo di questo pianeta, ma che ad oltre 50 anni di distanza ciò che sta sotto l’omicidio di John Fitgerald Kennedy abbia ancora dei risvolti, proprio, per la sicurezza nazionale statunitense. Ed a questo punto direi non solo per gli americani. Gli esperti dicono che per una visione appena un po’ approfondita dei 2800 documenti serviranno, come è logico immaginare, alcuni mesi; noi ‘poveri mortali’ ne sapremo di più tra qualche lungo tempo. Come non era difficile immaginare, e qui non serviva certo la desecretazione di tutti questi file, che ci fu un momento in cui qualcuno pensò di ammazzare Fidel come di rovesciare il regime castrista. Non è che oggi, poi, tutto sia molto differente a parte uccidere il leader maximo visto che il tempo ha già fatto il proprio corso evitando di insanguinare mani o coscienze le quali, forse, di questo non si curano nemmeno molto in virtù della ‘sicurezza nazionale’. Ciò che resta è che tanti, infinitamente troppi sono coloro che perdono la vita per mani di altri; ed accanto a questo rimane pure il fatto, nel grande come nel piccolo, che ciò che avviene nei palazzi del potere, sia esso un ‘peccato’ mortale o veniale, viene sempre tenuto nascosto. Trasparenza è una parola di cui tutti si servono ma pochissimi utilizzano. Per la ‘sicurezza nazionale’

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