MAIL AZIENDALE

E chi l’ha detto che il datore di lavoro non può guardare le email personali di un dipendente sul computer aziendale? La Grande camera della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che i suddetti controlli possono essere effettuati… tuttavia previo avvertimento. Il fatto deriva dall’impugnazione del licenziamento intimato dal datore di lavoro ad un dipendente che utilizzava la mail per scambiarsi messaggi con i propri familiari.

Sul finire dell’estate la piante in vaso riducono gradualmente i ritmi di crescita, preparandosi così ad entrare nel successivo periodo di riposo. Durante la stagione autunnale e invernale la crescita vegetativa tenderà a fermarsi del tutto. È il momento di somministrare le ultime concimazioni, a dosaggi piuttosto diluiti se si impiegano preparati liquidi da sciogliere nell’acqua delle innaffiature. Sospendete invece le concimazioni con i preparati in granuli a lento rilascio. Le innaffiature devono essere sempre frequenti, ma non abbondanti come durante l’estate, per il ridotto fabbisogno di acqua da parte delle vostre piante.

La depressione è un’esperienza affettiva caratterizzata da sentimenti di tristezza, irritabilità, angoscia e senso vuoto, che colora a tinte scure non solo la sfera dei sentimenti, ma anche quella dei pensieri, che diventano negativi e ricorrenti, e quella dei comportamenti, provocando un progressivo disinvestimento nelle attività quotidiane e nelle relazioni. Quando parliamo di “depressione” non intendiamo semplicemente uno stato d’animo di tristezza e dispiacere, ma ci riferiamo ad una sofferenza più ingombrante che condiziona la nostra vita.

Mio padre intende donarmi un'azienda agricola (trattasi di ditta individuale con annessi fabbricati strumentali); vorrei sapere se questo atto di donazione è esente dall'imposta di donazione e dalle imposte ipotecarie e catastali, poiché io intendo aderire alla volontà di mio padre e quindi continuare da parte mia l'esercizio dell'attività agricola per un periodo non inferiore a cinque anni.
Lettera firmata.

Il solo cognome materno viene dato quando in una coppia di fatto il padre non vuole riconoscere il bambino o nel caso delle ragazze madri. Il doppio cognome (paterno e materno) riguarda le ipotesi in cui, fuori dal matrimonio, uno dei due genitori riconosce il figlio in un momento successivo oppure riguarda casi particolari in cui il doppio cognome va autorizzato dal Prefetto. La regola base in tema di cognome, però, è che i figli portano il cognome del padre. Tale regola è da più parti vista come retaggio di una concezione patriarcale della famiglia da ritenersi superata e che pertanto, si dice, andrebbe rimossa.

IL SOGNO CONTINUA

Questa settimana parliamo di …A cura di Sergio Desiderati

‘There is no alternative’, ‘Non c’è alternativa’ soleva dire la lady di ferro inglese Margaret Thatcher; lo diceva talmente spesso che l’acronimo ‘TINA’ le venne accostato spesso per identificarla. Una frase che anche oggi, ma ovviamente non solo, si sente spesso: Non c’è alternativa; una frase che a mio avviso un politico non dovrebbe mai pronunciare poiché così facendo va a snaturare il senso stesso della politica la quale tra i propri compiti credo abbia, al contrario, anche e proprio quello di cercare e trovare alternative. Le scelte, qualunque esse siano, hanno sempre delle alternative; comportano inevitabilmente delle rinunce e già queste lo potrebbero essere. Poi è chiaro che la politica deve decidere assumendosene la piena responsabilità, ma deve farlo dopo aver attentamente valutato proprio tutte le alternative possibili. Diversamente il politico si configura come colui che ritiene di essere l’unico depositario della verità. L’aver ottenuto il maggior consenso popolare non giustifica mai il ritenersi al di sopra ma presuppone, caso mai, un lavoro maggiore di ricerca nel più ampio spirito di servizio. Diversamente non si può parlare di democrazia compiuta la quale non si esaurisce certo all’indomani della tornata elettorale. Si era negli anni ’80 del secolo scorso quando Margaret Thatcher, primo ministro inglese dal 1979 al 1990 pronunciava, il suo ‘Non c’è alternativa’ riferito soprattutto al proprio pensiero economico. Nell’attuale contesto internazionale da più parti sembra ritornare, più o meno esplicitamente, il motto dell’ex primo ministro inglese forse ora portato più su se stessi che non solo sull’economia. Forse. La ricerca del consenso ad ogni costo passa attraverso lunghe serie di malcelate promesse lasciate scorrere a mezz’aria sulle persone sperando che queste le credano ma consapevoli del fatto che non potranno essere mantenute. Ora l’alternativa su cui concentrarci riguarda il sud est asiatico. Certamente abbastanza lontano geograficamente ma non tale da non doverci o poterci interessare. I continui sbandierati esperimenti missilistici e nucleari della Corea del Nord, le risposte pungenti o diplomatiche degli Stati Uniti, le prese di posizione non risolutive della Cina, i timori della Russia, la non sufficiente vicinanza al problema della nostra Europa: cosa vogliono dire? A tutte le dichiarazioni o prese di posizione di questi ultimi mesi c’è un’alternativa? Ovviamente esiste, ma con quali conseguenze per il mondo intero? Un’alternativa al batti e ribatti delle prove di forza potrebbe essere la guerra: qualche bomba e la finiamo. Ma tutti sappiamo che non funziona così, senza contare i milioni di morti che verrebbero provocati. Ma il tema vero non può essere la Corea del Nord contro il mondo intero; per quanto giovane, megalomane o scriteriato sia il suo dittatore, pur con le barbarie commesse, non può certo immaginare di poter piegare tutti alla sua volontà. Con o senza bombe. Allora il tema vero, probabilmente, va ricercato nelle posizioni di forza delle grandi potenze; non solo e non tanto sul versante militare quanto economico. Ma allora, se ritorniamo all’economia, al libero scambio, al liberismo, al mercato quale unico metro regolatore aveva ragione Margaret Thatcher: ‘Non c’è alternativa’. Anche qui credo invece l’alternativa esista. Ed è da ricercare nelle profonde disuguaglianze che ci sono; è da ricercare, anche nelle politiche quotidiane dei nostri centri, nella ricostituzione di una corretta distribuzione della ricchezza. Che non significa che chi più  possiede deve privarsi degli sforzi di una vita quanto piuttosto trovare le forme per sconfiggere la povertà. Quanti conflitti si eviterebbero. Il 28 agosto 1963 Martin Luther King pronunciò, nel suo discorso a Washington  al termine della marcia per il lavoro ed i diritti civili, la famosa frase ‘I have a dream’, ‘Io ho un sogno’; era allora il sogno dell’uguaglianza tra bianchi e neri d’America, uguaglianza ancora oggi fortemente in discussione anche negli Stati Uniti; il sogno di un’uguaglianza senza retorica, senza la creazione di nuovi poveri, liberata da inutili riferimenti partitici utilizzati solo per non ricercarla. L’alternativa esiste.  Il sogno continua.

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