Quando i genitori si separano, tutto il nucleo familiare viene fortemente coinvolto, sia sul versante organizzativo che emotivo. I bambini spesso possono manifestare delle paure e delle ansie: dentro di loro c'è il timore latente di poter essere abbandonati, di non essere amati abbastanza e la separazione rende reale e tangibile questi pensieri.  L'intensità dell'emozione varia da situazione a situazione: è alta, ad esempio, quando vi è una forte conflittualità tra i genitori, che non sono chiari, camuffano quella che è la realtà, non riescono a comunicare ai bambini la loro decisione e non li rassicurano sul fatto che continueranno ad amarli e vederli. Uno dei compiti delle coppie che si separano è aiutare i figli ad elaborare il vissuto traumatico ed essere attenti a situazioni di disagio che si possono manifestare nella quotidianità. I bambini hanno bisogno di capire che, nonostante non vivano più con entrambe i genitori, essi rimarranno comunque legati a loro.

SÌ AL MICROCHIP!

La nostra Associazione sta portando avanti un progetto informativo, gratuito ed aperto a tutti, basato su incontri con esperti e veterinari. E’ già stata organizzata una serata dedicata al primo soccorso veterinario col Dott. Angelo Gallina e, due settimane fa, è andato in scena “Sì al Microchip”,  un incontro col Dott. Angelo Piceni dove ci sono stati spiegati i diversi adempimenti burocratici per l'identificazione dei nostri amici a 4 Zampe. In questa rubrica vorremmo condividere con voi, cari lettori, alcuni punti importanti discussi durante la serata. Innanzitutto è bene sottolineare che, dal 1991, l’iscrizione all’anagrafe è divenuta obbligatoria anche per gli animali. L’obbligo del microchip, però, è strettamente legato ai cani. Gatti e furetti non debbono essere obbligatoriamente microchippati (anche se noi lo consigliamo sempre), a meno che non si voglia viaggiare all’estero con loro. 
Ma in cosa consiste l’iscrizione all’anagrafe canina? Anzi tutto, al nostro cane viene installata sottocute una capsula di vetro biocompatibile, del tutto inerte, delle dimensioni di 11×2 millimetri che non provoca reazioni di rigetto al cane e non permette la penetrazione interna di liquidi organici. Non emette nessuna onda ed ha all’interno un chip che,  una volta inserito, genera un codice di 15 cifre diverso per ogni cane. Questo è molto importante perché contiene i dati del cane e del proprietario permettendo così di identificarlo e di dimostrare che Fido è “nostro” . Ma perché chippare il nostro cane? Prima di tutto questo procedimento è un obbligo dal punto di vista legislativo. Inoltre, nel caso in cui si smarrisse, permetterebbe alle autorità di riconsegnare il cane al legittimo proprietario evitando che venga dichiarato “randagio”, andando di conseguenza in canile. Lo stesso discorso vale se Fido venisse rubato.
E’ quindi uno strumento indispensabile, che tutela il nostro cane e responsabilizza coloro che troppo spesso prendono un cane come se fosse un giocattolo, o lo lasciano libero di scorazzare senza padrone. Infine, se decidiamo di regalare o cedere il nostro cane, è obbligatorio che avvenga il passaggio di proprietà, una procedura semplice ma molto importante perché solleva il “vecchio proprietario” dagli obblighi nei confronti del cane. 
È necessario prestare la giusta attenzione ai nostri amici animali, sopratutto quando si parla di obblighi e doveri; e se anche tu, caro lettore e amante degli animali, non hai ancora provveduto a iscrivere il tuo compagno di giochi all’anagrafe canina, affrettati nel farlo! Per informazioni, contattaci all’indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. od alla pagina Facebook www.facebook.com/icadecastiuenonsolo.

SÌ AL MICROCHIP!

La nostra Associazione sta portando avanti un progetto informativo, gratuito ed aperto a tutti, basato su incontri con esperti e veterinari. E’ già stata organizzata una serata dedicata al primo soccorso veterinario col Dott. Angelo Gallina e, due settimane fa, è andato in scena “Sì al Microchip”,  un incontro col Dott. Angelo Piceni dove ci sono stati spiegati i diversi adempimenti burocratici per l'identificazione dei nostri amici a 4 Zampe. In questa rubrica vorremmo condividere con voi, cari lettori, alcuni punti importanti discussi durante la serata. Innanzitutto è bene sottolineare che, dal 1991, l’iscrizione all’anagrafe è divenuta obbligatoria anche per gli animali. L’obbligo del microchip, però, è strettamente legato ai cani. Gatti e furetti non debbono essere obbligatoriamente microchippati (anche se noi lo consigliamo sempre), a meno che non si voglia viaggiare all’estero con loro. 
Ma in cosa consiste l’iscrizione all’anagrafe canina? Anzi tutto, al nostro cane viene installata sottocute una capsula di vetro biocompatibile, del tutto inerte, delle dimensioni di 11×2 millimetri che non provoca reazioni di rigetto al cane e non permette la penetrazione interna di liquidi organici. Non emette nessuna onda ed ha all’interno un chip che,  una volta inserito, genera un codice di 15 cifre diverso per ogni cane. Questo è molto importante perché contiene i dati del cane e del proprietario permettendo così di identificarlo e di dimostrare che Fido è “nostro” . Ma perché chippare il nostro cane? Prima di tutto questo procedimento è un obbligo dal punto di vista legislativo. Inoltre, nel caso in cui si smarrisse, permetterebbe alle autorità di riconsegnare il cane al legittimo proprietario evitando che venga dichiarato “randagio”, andando di conseguenza in canile. Lo stesso discorso vale se Fido venisse rubato.
E’ quindi uno strumento indispensabile, che tutela il nostro cane e responsabilizza coloro che troppo spesso prendono un cane come se fosse un giocattolo, o lo lasciano libero di scorazzare senza padrone. Infine, se decidiamo di regalare o cedere il nostro cane, è obbligatorio che avvenga il passaggio di proprietà, una procedura semplice ma molto importante perché solleva il “vecchio proprietario” dagli obblighi nei confronti del cane. 
È necessario prestare la giusta attenzione ai nostri amici animali, sopratutto quando si parla di obblighi e doveri; e se anche tu, caro lettore e amante degli animali, non hai ancora provveduto a iscrivere il tuo compagno di giochi all’anagrafe canina, affrettati nel farlo! Per informazioni, contattaci all’indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. od alla pagina Facebook www.facebook.com/icadecastiuenonsolo.

Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati

La politica è ancora in grado di cogliere le necessità delle persone? Oppure è semplicemente e talmente autoreferenziale al punto che chi è investito di autorità pubbliche crede di poter sapere perfettamente ciò di cui la gente ha bisogno? Trasformando così le proprie idee in quelle degli altri. Tra chi governa e chi è governato il solco pare essere sempre più profondo. E non è questione di questo o quel raggruppamento ideologico quanto piuttosto di una condizione generale di insoddisfazione tra le più trasversali che esistano. Verrebbe da chiedersi se la politica, quella democratica naturalmente, non abbia bisogno di alcuni importanti correttivi per riuscire ad intercettare le urgenze di cui, per sua natura, dovrebbe farsi carico. Assistiamo sempre più a votazioni che di fatto spaccano a metà le comunità in termini di consensi elettorali. Questo dovrebbe portare una seria riflessione in chi si aggiudica il mandato. Partiamo dagli Stati Uniti? La recente elezione del nuovo presidente, democraticamente ineccepibile secondo quel sistema (posto che tutti i giorni se ne sente una nuova…) ha diviso praticamente al 50% gli americani. Trump è legittimato, ovviamente, a governare secondo il proprio programma elettorale; tuttavia: può farlo ignorando la volontà del restante 50% che si è espresso per l’altra candidata la quale si presentava con idee  per molti aspetti non proprio in linea con quelle di Donald 1°? Personalmente credo che un vero governo del popolo (demo – crazia) debba spingere il comandante in capo ad ascoltare prima di tutto coloro che non lo hanno votato.

Sono sposato ed ho due figli. Ho un conto cointestato con mia moglie; ognuno di noi ha anche un proprio c/c bancario ed alcuni buoni fruttiferi postali non cointestati con l'altro coniuge. Sono quindi beni di proprietà esclusiva. Con mia moglie sono in comunione dei beni. Mi pongo questo problema: nel caso in cui uno di noi due venga a mancare, chiedo se nella dichiarazione di successione i conti non cointestati sono esclusi, oppure dovranno essere dichiarati al 50%, e chiedo inoltre quali quote spetteranno ai nostri due figli nel caso di successione legittima.
Lettera firmata. Per rispondere con esattezza al primo quesito bisogna verificare se il denaro contenuto nel c/c personale di uno dei coniugi, e quindi non cointestato, sia denaro personale del coniuge intestatario. Infatti per l'art. 179 lettera b) del Codice Civile "non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge tutti i beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell'atto di donazione o nel testamento non è specificato che detti beni sono attribuiti alla comunione". Questa norma è facilmente spiegabile: in comunione cadono solo i beni alla cui acquisizione hanno contribuito entrambi i coniugi, anche eventualmente solo indirettamente; nel caso di donazione o di successione a favore di uno solo dei coniugi stessi, nessun contributo, neppure indiretto, può essere riconosciuto all'altro coniuge e quindi questi beni rimangono beni personali del coniuge beneficiario. Deve essere inoltre ricordato che la esclusiva titolarità formale di un c/c bancario non può, da sola, costituire circostanza decisiva per attribuire la proprietà e la spettanza dei relativi fondi contenuti nel c/c al coniuge intestatario; occorre valutare in concreto, caso per caso, se eventualmente sussista una disgiunzione fra intestazione nominale del conto e reale appartenenza delle somme depositate. Per es. se la moglie vende un bene ricevuto per successione dai suoi genitori e versa il prezzo, ricavato dalla vendita, nel c/c esclusivamente intestato al marito, quella somma spetta esclusivamente alla moglie in quanto denaro ricavato dalla vendita di un bene personale. Ovviamente la individuazione della personalità del denaro avviene in caso di contestazione e quindi quando l'accordo fra i coniugi è venuto meno, perché, normalmente, quando vi è accordo, nessuno si pone il problema della personalità del denaro che viene ritenuto denaro della famiglia. Alla morte di un coniuge l'eredità, in assenza di testamento, si devolverà a favore del coniuge superstite e dei due figli in parti uguali tra loro e quindi per 1/3 ciascuno. Alla morte dell'altro coniuge l'eredità, sempre in assenza di testamento, si devolverà a favore dei due figli in parti uguali fra loro e quindi per 1/2 ciascuno. Ovviamente se muore il marito non cadono in successione i conti esclusivamente intestati alla moglie e viceversa indipendentemente dall'esistenza o meno della comunione legale.

Luigi Mambelli, notaio in Castiglione delle Stiviere.
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Il furto commesso in danno del convivente more uxorio non è punibile; è punibile invece, a querela della persona offesa, il furto commesso in danno dell’ex convivente. Ciò significa che il convivente che sottrae i beni del partner può essere assolto da ogni accusa. Perché venga condannato occorre querelarlo e, soprattutto, occorre prima interrompere la convivenza. Perché? perché l’art. 649 del codice penale prevede una causa di non punibilità a favore di chi ha commesso, senza violenza, delitti contro il patrimonio (quindi furto, danneggiamento, usura…) in danno di determinati congiunti, e precisamente: coniuge non legalmente separato; ascendenti o discendenti (genitori, nonni, figli, nipoti); affini in linea retta (il genero e la suocera, la nuora e il suocero…); adottante o adottato; fratello o sorella purché conviventi con l’autore del fatto. La Cassazione ritiene che al coniuge non legalmente separato va equiparato anche il convivente, benché non espressamente menzionato nell’elenco, mettendo quindi sullo stesso piano matrimonio e famiglia di fatto.

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