Il furto commesso in danno del convivente more uxorio non è punibile; è punibile invece, a querela della persona offesa, il furto commesso in danno dell’ex convivente. Ciò significa che il convivente che sottrae i beni del partner può essere assolto da ogni accusa. Perché venga condannato occorre querelarlo e, soprattutto, occorre prima interrompere la convivenza. Perché? perché l’art. 649 del codice penale prevede una causa di non punibilità a favore di chi ha commesso, senza violenza, delitti contro il patrimonio (quindi furto, danneggiamento, usura…) in danno di determinati congiunti, e precisamente: coniuge non legalmente separato; ascendenti o discendenti (genitori, nonni, figli, nipoti); affini in linea retta (il genero e la suocera, la nuora e il suocero…); adottante o adottato; fratello o sorella purché conviventi con l’autore del fatto. La Cassazione ritiene che al coniuge non legalmente separato va equiparato anche il convivente, benché non espressamente menzionato nell’elenco, mettendo quindi sullo stesso piano matrimonio e famiglia di fatto.

SÌ AL MICROCHIP!

La nostra Associazione sta portando avanti un progetto informativo, gratuito ed aperto a tutti, basato su incontri con esperti e veterinari. E’ già stata organizzata una serata dedicata al primo soccorso veterinario col Dott. Angelo Gallina e, la scorsa settimana, è andato in scena “Sì al Microchip”,  un incontro col Dott. Angelo Piceni dove ci sono stati spiegati i diversi adempimenti burocratici per l'identificazione dei nostri amici a 4 Zampe. In questa rubrica vorremmo condividere con voi, cari lettori, alcuni punti importanti discussi durante la serata. Innanzitutto è bene sottolineare che, dal 1991, l’iscrizione all’anagrafe è divenuta obbligatoria anche per gli animali.  L’obbligo del microchip, però, è strettamente legato ai cani. Gatti e furetti non debbono essere obbligatoriamente microchippati (anche se noi lo consigliamo sempre), a meno che non si voglia viaggiare all’estero con loro. 
Ma in cosa consiste l’iscrizione all’anagrafe canina? Anzi tutto, al nostro cane viene installata sottocute una capsula di vetro biocompatibile, del tutto inerte, delle dimensioni di 11×2 millimetri che non provoca reazioni di rigetto al cane e non permette la penetrazione interna di liquidi organici.

Dopo il freddo, i primi soli, le giornate che si allungano ed i profumi della primavera risvegliano in noi la voglia di uscire e far sgambare i nostri amici pelosi. Attenzione però: il cambio di stagione non è meno pericoloso dell’inverno per la salute dei nostri pet. Giornate miti si scontrano con serate ancora molto rigide ed i nostri animali, non avendo il tempo di abituarsi agli sbalzi termici, finiscono per ammalarsi.

Questa settimana parliamo di...  Sergio Desiderati

C’è una parola, anzi due e per chi crede pure tre, nella tremenda vicenda umana di Lavagna: rispetto e silenzio. Preghiera. Quella stessa preghiera che si è levata sotto le volte della chiesa dove si stava celebrando il funerale del ragazzo morto suicida ed a pronunciare quelle parole è stata la mamma. Ora mi si può, giustamente, obiettare che in questo pezzo c’è della schizofrenia: affermo che serve silenzio e poi, al contrario, parlo, o  meglio, scrivo. Non certo per il bisogno di giudicare come qualcuno invece ha fatto in questi giorni, il giudizio è ciò che di peggio possa esserci, soprattutto in eventi come questo; del resto il giudicare non spetta a nessuno di noi.

Questa settimana parliamo di... A cura del notaio Luigi Mambelli

Mia mamma, vedova, è deceduta nel 1980 e ha lasciato come erede legittimo solo il sottoscritto, unico figlio residente all'estero. La mamma ha sempre posseduto e coltivato per circa 30 anni, in maniera pubblica pacifica ed ininterrotta, quale esclusiva proprietaria, un terreno sul quale esistono diverse piante di ulivo. Alla morte della mamma ho fatto la denuncia di successione e la voltura catastale. Nelle mie periodiche visite in Italia ho sempre constatato la natura incolta del terreno.

Questa settimana parliamo di... A cura dell'avvocato Giulia Fontanesi

Tante volte resta solo sulla carta il diritto riconosciuto con la separazione a percepire un assegno di mantenimento da parte del coniuge, in quanto questi non provvede al versamento. Ora però esiste un rimedio: con la legge di stabilità del 2016 è stato istituito il “Fondo di solidarietà per il coniuge in stato di bisogno”, che dopo un anno ha trovato attuazione in forma sperimentale in alcuni Tribunali (tra cui Brescia). Al Fondo di solidarietà può accedere il coniuge separato in stato di bisogno che non è in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori o dei figli maggiorenni portatori di handicap grave con sé conviventi (con esclusione quindi dei figli maggiorenni non economicamente autosufficienti e dei figli nati fuori dal matrimonio).

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