Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati

La recente canzone con cui  Marco Masini ha partecipato al Festival di Sanremo pone diverse riflessioni con una, che poi le da il titolo, su tutte: ‘E adesso vorrei sapere come sarebbe il mondo se tutto quanto fosse spostato di un secondo’; già, come sarebbe la nostra vita se tutto si spostasse, indietro, di un secondo. Uguale? Forse; forse anche molto differente. Perché tante volte è proprio quel secondo che cambia le esistenze. L’attimo, ad esempio, che non viene utilizzato per un’ulteriore riflessione prima di premere un grilletto, prima di dare un ceffone o un calcio, prima di alzare le proprie mani contro chi è più debole. –Vigevano, presa baby gang di 15enni: 4 arresti. Abusi e violenze sessuali, coetaneo brutalizzato dal branco-. Titolo agghiacciante dei giornali di qualche giorno fa.

A cura del Dott. Luciano Visentini – Cooperativa Sole sereno

Con questi tagli è bene seguire la regola di “asportare poco per volta con tagli frequenti e ravvicinati”. È importante intervenire frequentemente ed in modo poco aggressivo. Se pensate di tagliare un tappeto erboso estetico-ricreativo di graminacee una volta al mese, in periodo di sviluppo, sappiate che state ignorando tutte le sue principali esigenze. Le essenze comunemente presenti (poe, festuche e loietti) sono state selezionate per frequenze di taglio di due volte la settimana (ottimali), di una volta alla settimana (accettabili), sino ad un minimo di una volta ogni 10 giorni (appena accettabili). L’altezza di vegetazione delle erbe suddette si aggira mediamente sui 3 centimetri e tale deve essere mantenuta.

Quando i genitori si separano, tutto il nucleo familiare viene fortemente coinvolto, sia sul versante organizzativo che emotivo. I bambini spesso possono manifestare delle paure e delle ansie: dentro di loro c'è il timore latente di poter essere abbandonati, di non essere amati abbastanza e la separazione rende reale e tangibile questi pensieri.  L'intensità dell'emozione varia da situazione a situazione: è alta, ad esempio, quando vi è una forte conflittualità tra i genitori, che non sono chiari, camuffano quella che è la realtà, non riescono a comunicare ai bambini la loro decisione e non li rassicurano sul fatto che continueranno ad amarli e vederli. Uno dei compiti delle coppie che si separano è aiutare i figli ad elaborare il vissuto traumatico ed essere attenti a situazioni di disagio che si possono manifestare nella quotidianità. I bambini hanno bisogno di capire che, nonostante non vivano più con entrambe i genitori, essi rimarranno comunque legati a loro.

SÌ AL MICROCHIP!

La nostra Associazione sta portando avanti un progetto informativo, gratuito ed aperto a tutti, basato su incontri con esperti e veterinari. E’ già stata organizzata una serata dedicata al primo soccorso veterinario col Dott. Angelo Gallina e, due settimane fa, è andato in scena “Sì al Microchip”,  un incontro col Dott. Angelo Piceni dove ci sono stati spiegati i diversi adempimenti burocratici per l'identificazione dei nostri amici a 4 Zampe. In questa rubrica vorremmo condividere con voi, cari lettori, alcuni punti importanti discussi durante la serata. Innanzitutto è bene sottolineare che, dal 1991, l’iscrizione all’anagrafe è divenuta obbligatoria anche per gli animali. L’obbligo del microchip, però, è strettamente legato ai cani. Gatti e furetti non debbono essere obbligatoriamente microchippati (anche se noi lo consigliamo sempre), a meno che non si voglia viaggiare all’estero con loro. 
Ma in cosa consiste l’iscrizione all’anagrafe canina? Anzi tutto, al nostro cane viene installata sottocute una capsula di vetro biocompatibile, del tutto inerte, delle dimensioni di 11×2 millimetri che non provoca reazioni di rigetto al cane e non permette la penetrazione interna di liquidi organici. Non emette nessuna onda ed ha all’interno un chip che,  una volta inserito, genera un codice di 15 cifre diverso per ogni cane. Questo è molto importante perché contiene i dati del cane e del proprietario permettendo così di identificarlo e di dimostrare che Fido è “nostro” . Ma perché chippare il nostro cane? Prima di tutto questo procedimento è un obbligo dal punto di vista legislativo. Inoltre, nel caso in cui si smarrisse, permetterebbe alle autorità di riconsegnare il cane al legittimo proprietario evitando che venga dichiarato “randagio”, andando di conseguenza in canile. Lo stesso discorso vale se Fido venisse rubato.
E’ quindi uno strumento indispensabile, che tutela il nostro cane e responsabilizza coloro che troppo spesso prendono un cane come se fosse un giocattolo, o lo lasciano libero di scorazzare senza padrone. Infine, se decidiamo di regalare o cedere il nostro cane, è obbligatorio che avvenga il passaggio di proprietà, una procedura semplice ma molto importante perché solleva il “vecchio proprietario” dagli obblighi nei confronti del cane. 
È necessario prestare la giusta attenzione ai nostri amici animali, sopratutto quando si parla di obblighi e doveri; e se anche tu, caro lettore e amante degli animali, non hai ancora provveduto a iscrivere il tuo compagno di giochi all’anagrafe canina, affrettati nel farlo! Per informazioni, contattaci all’indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. od alla pagina Facebook www.facebook.com/icadecastiuenonsolo.

SÌ AL MICROCHIP!

La nostra Associazione sta portando avanti un progetto informativo, gratuito ed aperto a tutti, basato su incontri con esperti e veterinari. E’ già stata organizzata una serata dedicata al primo soccorso veterinario col Dott. Angelo Gallina e, due settimane fa, è andato in scena “Sì al Microchip”,  un incontro col Dott. Angelo Piceni dove ci sono stati spiegati i diversi adempimenti burocratici per l'identificazione dei nostri amici a 4 Zampe. In questa rubrica vorremmo condividere con voi, cari lettori, alcuni punti importanti discussi durante la serata. Innanzitutto è bene sottolineare che, dal 1991, l’iscrizione all’anagrafe è divenuta obbligatoria anche per gli animali. L’obbligo del microchip, però, è strettamente legato ai cani. Gatti e furetti non debbono essere obbligatoriamente microchippati (anche se noi lo consigliamo sempre), a meno che non si voglia viaggiare all’estero con loro. 
Ma in cosa consiste l’iscrizione all’anagrafe canina? Anzi tutto, al nostro cane viene installata sottocute una capsula di vetro biocompatibile, del tutto inerte, delle dimensioni di 11×2 millimetri che non provoca reazioni di rigetto al cane e non permette la penetrazione interna di liquidi organici. Non emette nessuna onda ed ha all’interno un chip che,  una volta inserito, genera un codice di 15 cifre diverso per ogni cane. Questo è molto importante perché contiene i dati del cane e del proprietario permettendo così di identificarlo e di dimostrare che Fido è “nostro” . Ma perché chippare il nostro cane? Prima di tutto questo procedimento è un obbligo dal punto di vista legislativo. Inoltre, nel caso in cui si smarrisse, permetterebbe alle autorità di riconsegnare il cane al legittimo proprietario evitando che venga dichiarato “randagio”, andando di conseguenza in canile. Lo stesso discorso vale se Fido venisse rubato.
E’ quindi uno strumento indispensabile, che tutela il nostro cane e responsabilizza coloro che troppo spesso prendono un cane come se fosse un giocattolo, o lo lasciano libero di scorazzare senza padrone. Infine, se decidiamo di regalare o cedere il nostro cane, è obbligatorio che avvenga il passaggio di proprietà, una procedura semplice ma molto importante perché solleva il “vecchio proprietario” dagli obblighi nei confronti del cane. 
È necessario prestare la giusta attenzione ai nostri amici animali, sopratutto quando si parla di obblighi e doveri; e se anche tu, caro lettore e amante degli animali, non hai ancora provveduto a iscrivere il tuo compagno di giochi all’anagrafe canina, affrettati nel farlo! Per informazioni, contattaci all’indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. od alla pagina Facebook www.facebook.com/icadecastiuenonsolo.

Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati

La politica è ancora in grado di cogliere le necessità delle persone? Oppure è semplicemente e talmente autoreferenziale al punto che chi è investito di autorità pubbliche crede di poter sapere perfettamente ciò di cui la gente ha bisogno? Trasformando così le proprie idee in quelle degli altri. Tra chi governa e chi è governato il solco pare essere sempre più profondo. E non è questione di questo o quel raggruppamento ideologico quanto piuttosto di una condizione generale di insoddisfazione tra le più trasversali che esistano. Verrebbe da chiedersi se la politica, quella democratica naturalmente, non abbia bisogno di alcuni importanti correttivi per riuscire ad intercettare le urgenze di cui, per sua natura, dovrebbe farsi carico. Assistiamo sempre più a votazioni che di fatto spaccano a metà le comunità in termini di consensi elettorali. Questo dovrebbe portare una seria riflessione in chi si aggiudica il mandato. Partiamo dagli Stati Uniti? La recente elezione del nuovo presidente, democraticamente ineccepibile secondo quel sistema (posto che tutti i giorni se ne sente una nuova…) ha diviso praticamente al 50% gli americani. Trump è legittimato, ovviamente, a governare secondo il proprio programma elettorale; tuttavia: può farlo ignorando la volontà del restante 50% che si è espresso per l’altra candidata la quale si presentava con idee  per molti aspetti non proprio in linea con quelle di Donald 1°? Personalmente credo che un vero governo del popolo (demo – crazia) debba spingere il comandante in capo ad ascoltare prima di tutto coloro che non lo hanno votato.

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