PIU’ DONNE VERE PER UNA POLITICA DEL CONFRONTO

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Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati

La politica è ancora in grado di cogliere le necessità delle persone? Oppure è semplicemente e talmente autoreferenziale al punto che chi è investito di autorità pubbliche crede di poter sapere perfettamente ciò di cui la gente ha bisogno? Trasformando così le proprie idee in quelle degli altri. Tra chi governa e chi è governato il solco pare essere sempre più profondo. E non è questione di questo o quel raggruppamento ideologico quanto piuttosto di una condizione generale di insoddisfazione tra le più trasversali che esistano. Verrebbe da chiedersi se la politica, quella democratica naturalmente, non abbia bisogno di alcuni importanti correttivi per riuscire ad intercettare le urgenze di cui, per sua natura, dovrebbe farsi carico. Assistiamo sempre più a votazioni che di fatto spaccano a metà le comunità in termini di consensi elettorali. Questo dovrebbe portare una seria riflessione in chi si aggiudica il mandato. Partiamo dagli Stati Uniti? La recente elezione del nuovo presidente, democraticamente ineccepibile secondo quel sistema (posto che tutti i giorni se ne sente una nuova…) ha diviso praticamente al 50% gli americani. Trump è legittimato, ovviamente, a governare secondo il proprio programma elettorale; tuttavia: può farlo ignorando la volontà del restante 50% che si è espresso per l’altra candidata la quale si presentava con idee  per molti aspetti non proprio in linea con quelle di Donald 1°? Personalmente credo che un vero governo del popolo (demo – crazia) debba spingere il comandante in capo ad ascoltare prima di tutto coloro che non lo hanno votato.

Se guardiamo la storia incontriamo personaggi che hanno improntato la loro vita al dialogo ed all’apertura verso chi la pensava diversamente, favorendone la partecipazione ed il confronto, consapevoli che idee nuove sono recuperabili proprio in quell’ambito. Forse solo in quell’ambito. Personalità dal forte impatto politico e partitico, pur nella diversità di impostazione, hanno sempre cercato di trovare le dovute convergenze nella certezza che la crescita collettiva è data grazie al riconoscimento dell’altro e delle sue idee nella ricerca delle cose che uniscono e non di quelle che dividono. Esercizio, la disione, che si vede in giro manifestarsi con sempre più incisiva irruenza sulla scena politica e che nell’italico panorama pare essere tra le attività di maggior pregio. Sin troppo facile accostare questo ragionamento al PD ma se ben guardiamo non è questo il solo partito a soffrirne. Anche quei movimenti di ‘ultima generazione’ votati pressoché al decisore unico sia a livello centrale che periferico, non sono da meno; come pure partiti di consolidata esperienza ultra ventennale. Se poi pensiamo che tra scissioni varie, defezioni, allontanamenti, cambi di casacca ecc. i signori della politica non riescono ad accordarsi nemmeno al loro interno, va da sé che poi quando uno di questi è chiamato al governo sempre più difficilmente andrà a ricercare il consenso e le idee tra coloro che hanno impostazione ideologica differente. Il che non significa sbagliata, solo differente. Se poi per comodità si vogliano interpretare i modelli diversi come attacchi al potere, ciò sta a dimostrare quali siano le difficoltà da superare. E’ da poco passato l’8 marzo; qualcuno potrà obiettare: ‘Cosa c’entra?’ C’entra eccome. Ho visto in questi giorni uno slogan ‘Lotto marzo’; quello come un giorno di lotta, un giorno per far comprendere come il mondo (anche qui nella nostra civilissima Europa) sia ancora orientato verso il maschio. Colui che a parità di studi e lavoro guadagna di più, ad esempio; colui che ancora si sente il ‘padrone’ della donna che è al suo fianco. Al suo fianco, quindi né davanti ma nemmeno dietro: al fianco. Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che affinchè una società possa considerarsi avviata verso la civiltà vera serve che le persone possano sentirsi investite della medesima dignità: uomini e donne. E per tornare al nostro discorso iniziale credo che la politica necessiti di donne; donne di mediazione, donne che non hanno la verità in tasca solo loro, donne che non si sentono ‘uome’ ma donne vere. Con loro, sono convinto, ci sarebbero meno guerre e più confronto.

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