BUON LAVORO AI NUOVI AMMINISTRATORI ELETTI

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Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati
E adesso viene il bello! Due settimane fa ci eravamo spinti (spinti visti i tempi è una parola grossa) nel manifestare tutto il nostro disappunto verso il partito del non voto. Non è che avessimo grandi pretese in ordine al fatto di poter essere ascoltati, tuttavia c’era una malcelata speranza che ci potesse essere qualche ripensamento da parte di un corpo elettorale sempre più disamorato.

Così non è stato (e tutto ce lo aspettavamo) tanto che alle urne in questo turno di ballottaggio per la scelta dei sindaci di grandi o medie città si è presentato meno del 50% degli aventi diritto. Tutto legittimo, tutto legale. Qualche ragionamento in più però va sviluppato. In questi giorni ascoltavo, come tutti del resto, le dichiarazioni dei rappresentanti politici del nostro Paese; con qualche piccolo distinguo (ma proprio piccolo) dettato da più o meno serietà istituzionale, ognuno ha rivendicato una propria vittoria; e se questa proprio non c’è stata la strada è quella giusta e presto arriverà! Anche perché, e questo va comunque riconosciuto a tutti, le amministrative sono una cosa, altro le politiche alle quali saremo chiamati al massimo la prossima primavera. Anche le recenti elezioni per il parlamento francese ci insegnano che al secondo turno si presenta sempre meno gente. Con il risultato, e questo vale anche per i nostri sindaci dove, lo ripeto, tutto legittimo e regolare, gli eletti alla fine rappresentano più o meno un terzo della volontà popolare. Il 2 giugno 1946 per l’elezione dell’Assemblea Costituente, prima chiamata elettorale dopo la dittatura fascista, si presentò alle urne l’89,08% degli aventi diritto, percentuale che aumentò alle politiche del 18 aprile 1948 quando superò il 92%. Parliamo certo di altri momenti storici, del desiderio fortissimo di partecipazione seguita al periodo democraticamente oscurantista del ventennio. Possibile che solo un precedente periodo di buio assoluto induca a dire la propria? Sarebbe oltremodo amaro doverlo constatare. Né vale, come già anticipato quindici giorni or sono, affermare che ‘…tanto sono tutti uguali’; e non vale perché non è vero. Non può essere vero che tutti coloro i quali decidono di mettersi al servizio delle proprie comunità, particolari o nazionali, lo facciano solo per interessi personali o di bottega. Ne conosciamo di coloro che a fine mandato, avendo operato onestamente, si sono subito trovati fuori da qualunque gioco di potere ed anche, se vogliamo, economicamente meno abbienti. Ma questo è il servizio. Aprivo questo intervento con ‘adesso viene il bello’ perché è proprio ora che quanti hanno vinto la tenzone elettorale devono dimostrare che le promesse fatte possono essere mantenute, che i sindaci eletti si svestono di qualunque casacca per essere i rappresentanti di tutti, in particolare di coloro che non li hanno votati. Anche perché è più facile perdere consensi governando che non trovandosi sul versante opposto. Sempre che si governi con attenzione alle persone, specialmente agli ultimi. Oggi le difficoltà sono molte e molto più che in passato. E se in campagna elettorale si sono sbandierate promesse a destra e a manca magari consapevoli che queste non avrebbero avuto, e non avranno, nessuna possibilità di essere mantenute, l’elettorato che ormai è rimasto fedele alla scheda di votazione verrà a chiedere conto. Ai sindaci, soprattutto ai politici di professione, il compito non facile di governare i molti cambiamenti della nostra società; soprattutto il compito oltremodo difficile di far avvicinare sempre più gente al servizio delle proprie comunità e riportare gli elettori al seggio. Tutte le vittorie sono importanti; sono però completamente tali se il consenso è veramente generalizzato e non frutto della maggioranza di quella minoranza che si reca alle urne. Ai nuovi eletti auguriamo coalizioni coese ed un buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini.

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