L’ARTIGIANATO BRESCIANO CREDE NELL’INNOVAZIONE E NEI GIOVANI

16 Febbraio 2017
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Intervista con il presidente dell’Associazione di via Cefalonia, Bortolo Agliardi

Un recente passato di crisi, e di domanda stagnante del mercato, un presente nel segno della fiducia e un avvenire che fa trapelare buoni propositi. E’ questa la visione delle cose nel mondo artigiano bresciano, rappresentato qui da Associazione Artigiani, che vanta numeri superiori rispetto a ieri, associando oggi ben 17.450 piccoli imprenditori di città e provincia. Il presidente del gruppo, Bortolo Agliardi, è in carica da fine 2015 dopo aver preso le redini di questa realtà dalle mani sicure dall’ex leader e volto storico di via Cefalonia, Enrico Mattinzoli.

Agliardi, titolare di tre imprese, ha una visione strategica del contesto imprenditoriale bresciano e del nord-est, uno dei comparti trainanti del lavoro su scala nazionale. “Per la nostra Associazione, i risultati sono di sicuro valore, poiché anche quest’anno abbiamo aumentato il numero degli iscritti. Quanto invece al comparto, i problemi sono certamente presenti e non da oggi, anche se non per tutte le categorie o per lo meno in maniera non compatibile e uguale collettivamente. Associazione Artigiana – dice Agliardi – in ogni caso rappresenta tutti gli associati che appartengono a qualsiasi indirizzo imprenditoriale su scala provinciale e quindi è di tutti che ci occupiamo. Perciò, torniamo ai problemi”. Problemi, significa anche risoluzione dei medesimi: risposte a domande ormai annose. “Certo, i problemi sono di carattere strutturale, perché dopo la crisi è cambiato il mercato. Faccio un esempio: la meccanica ha una buona andatura, non come prima del 2009, ma comunque ha progressi minimi e costanti, questo significa che chi ha avuto il coraggio di innovare ora comincia a raccogliere risultati. Questi aspetti si notano nella continuità degli investimenti per le attrezzature, mentre invece chi versa in stato di difficoltà chiede finanziamenti per la liquidità. Chi, invece, non ha ancora superato la fase di stallo, vive una situazione generale di malessere dove anche l’innovazione non sempre è sufficiente a uscire da un circolo vizioso che gira su se stesso senza soluzione di continuità. Tutto ciò accade per varie ragioni: teniamo presente che numerose aziende hanno subito contraccolpi pesanti non per scarsa qualità dei prodotti, tutt’altro, ma perché questi prodotti non sono stati pagati il dovuto. La crisi della domanda, generata anche dalla mancata offerta di finanziamenti, ha portato a sviluppare un mondo del credito ingessato. Perciò non per tutti le cose stanno cambiando, pur se cominciano a intravvedersi i primi segnali di apertura. I settori in sofferenza sono il manifatturiero e i servizi, per assenza di redditività. Che fare? Bisogna migliorare la comunicazione, formare gli addetti e aprire alla digitalizzazione spinta così da entrare da protagonisti nel cambiamento culturale decretato dal 4.0, che sarà un processo non rallentabile. L’innovazione – continua il presidente – non si ferma, bisogna prepararsi e stare sulla cresta dell’onda e non sotto o ai margini di essa. Chi saprà gestire i cambiamenti il meglio possibile, avrà ritorni significativi sul piano dell’attività.” Quindi, se il presente non è negativo ma porta alla necessità di essere più moderni possibile, le sfide future sono tutt’altro che perdute. “Tutt’altro, anche se gli eventi di carattere internazionale fanno intendere che andiamo verso tempi insicuri. Osserviamo con preoccupazione il protezionismo di Trump negli Usa, che ricorda i dazi russi che tanti problemi hanno creato al comparto. C’è anche l’instabilità europea, Brexit, la Francia in un momento storico complicato e la Ue che sfida l’Italia con troppa superficialità. Il paese ha bisogno di un sistema politico tranquillo, in cui i ruoli siano chiari e siano espressione dei voleri del Paese. Bisogna che la politica torni a ingenerare fiducia nella cittadinanza, perché essa pur non entrando nel mondo del lavoro, lo influenza in maniera evidente e diretta. In ogni caso – termina Bortolo Agliardi -, penso che otto anni di crisi abbiano posto all’evidenza la volontà e la capacità di riscatto delle imprese artigiane. D’altro canto abbiamo a che fare con un sistema burocratico che invece di alleggerire le pratiche, le complica. Noi, come punto di base, dovremmo unificare le sigle sindacali rappresentative. Ma essere artigiani, significa credere nel proprio lavoro, nella forza della creatività. Sappiamo come anche i giovani abbiano interessi, professionalità e volontà da applicare al nostro comparto. Dobbiamo continuare a credere nella innovazione, perché da qui si procederà al reale cambiamento del paese, nel nome del sistema artigiano: ricordiamoci che essere piccoli, non significa essere deboli”.

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