GIANCARLO CIGALA: QUANDO L’ARTE SGORGA DAL CUORE

22 Febbraio 2017
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“E’ nota l’affermazione del grande scrittore Riccardo Bacchelli sulla irrevocabilità delle vocazioni relative alle professioni artistiche: sia che si manifestino precocemente, sia che si manifestino tardivamente. Delle prime da noi v’è certamente abbondanza; delle seconde una enorme scarsità. Il caso più conosciuto in Europa è quello di Henri Rousseau, detto il Doganiere, il quale ha un suo posto ben definito nella storia dell’Arte contemporanea. E’ pure risaputo, dice sempre Bacchelli, che dai giovani privi di vocazioni particolari, generalmente viene accettato senza drammi lo spostamento da un tipo ad altro di scuola, vale a dire da una professione ad altra professione.

Ma se si tratta di giovani vocati all’arte, predisposti a fare i pittori, gli scultori, i grafici, ecc.; essi vi si oppongono risolutamente; non v’è niente da fare: chi nasce artista deve fare inevitabilmente l’artista per tutta la vita. Quando seppi di Giancarlo Cigala, già impiegato modello in un ufficio statale, che oltrepassò i vent’anni di età senza mai praticare alcun genere d’arte; e che dal momento in cui sentì il bisogno interiore di disegnare e dipingere non ha più smesso, dedicandogli tutto il tempo di cui poteva disporre. Da questo comportamento è nato in me il proposito di vedere ciò che faceva. Qui probabilmente si tratta di una vocazione tardiva, pensai. Senza por tempo in mezzo glielo dissi. Mi accolse nel suo studio. Mi mostrò disegni e disegni, dipinti e dipinti. Parlammo scorrevolmente della impareggiabile tradizione artistica italiana. E giù giù di parola in parola arrivammo all’Ottocento-Novecento. In seguito mi son detto: questo non è da paragonare ai pittori della domenica, agli hobbisti, che dir si voglia. Questo è un’artista; un pittore senza alcun aggettivo: un pittore e basta. Alessandro Dal Prato.” Per parlare un po’ di Giancarlo Cigala ho scelto di iniziare con questa presentazione che di lui fa il prof. Alessandro Dal Prato per la personale che il pittore guidizzolese, ora residente a Pozzolengo, tenne a Casa Sperlari di Cremona nel 2002. Come già si capisce da quanto scrive il prof. Dal Prato, uno dei più importanti artisti del novecento mantovano oltre che pedagogo di fama internazionale, Giancarlo Cigala non è, per così dire, un ‘pittore professionista’ ma, come afferma Dal Prato ‘un pittore’. E la sua arte, come per tutti coloro che frequentano le attività della Cultura, nasce dal cuore, sgorga spontanea, arriva e tu non puoi non immergerti pienamente in essa.
Cigala,uomo riservato e schivo, mai ‘scontroso o presuntuoso’, come scriverà Manlio Paganella presentando una sua personale alla Torre Civica di Medole, si racconta. Da Bambino vive con i genitori a Guidizzolo;  accanto a lui risiede uno dei responsabili di una azienda cartotecnica locale che ha la passione per la pittura; frequentandolo, ci dice Giancarlo, ‘…inizio ad apprezzare e ad amare questa forma d’arte. E queste cose nella vita rimangono’. A Guidizzolo frequenta le medie, allora ‘annesse all’Istituto Statale d’Arte’ (ora Liceo Artistico Dal Prato) e qui si avvicina ancora di più al disegno e alla pittura come anche alla scultura, pur se questa poco praticata. Le superiori, per esigenze più che altro ‘lavorative’ sono di indirizzo tecnico, così come la sua attività professionale dapprima in alcune aziende poi, definitivamente, all’Ufficio Postale. Ma è l’arte ad interessarlo, a prendergli il tempo libero da lavoro e famiglia. Legge, studia, scava nell’animo umano. Questo suo interesse lo porta a frequentare, 3 volte la settimana e per 5 anni, lo studio milanese del pittore Aldo Fornoni, in Alzaia 14 al Naviglio Grande. ‘Fornoni è stato per me un grande maestro ci nota Cigala. Nel suo studio, frequentato il pomeriggio e la sera, con rientri a casa spesso tardi la notte, ho appreso le tecniche del figurativo, del nudo, del ritratto e del paesaggio; del disegno’. Li affina la tecnica di quell’arte che gli è propria. Frequenta mostre; guarda, ammira, e ancora studia. La sua è una pittura del reale: paesaggi e volti principalmente, ma alla base di ogni gesto, di ogni pennellata, c’è la ricerca interiore che poi si trasferisce sulla tela con grande maestria. Il suo studio a Pozzolengo si apre con un’ampia vetrata sui declivi delle Colline Moreniche; luogo ideale per fermare un po’ la frenesia di questa nostra attualità mai doma; luogo ideale per un pensiero sul mondo. Quel pensiero di forte partecipazione umana che Cigala esprime nel colloquio personale e traspare dalle sue opere. ‘Le forme d’arte, mi dice mentre osservo i suoi quadri, guardo la tavolozza i colori i pennelli; le forme d’arte, per me la pittura, rappresentano un modo diverso di guardare la realtà; sono sempre arricchenti prima di tutto per sé stessi e poi, magari, anche per gli altri che colgono ciò che sei riuscito a trasmettere’. Chiudo questa visita allo studio di Giancarlo Cigala con alcune righe del critico Cristiano Casarotti “Con Cigala ci troviamo di fronte ad un illuminante esempio  di come un figurativo di matrice classica anche ripetutamente proposto possa sempre alimentarsi di linfa nuova; forza trainante, mai sopita, sempre pronta a manifestarsi attraverso il lavoro di ricerca di un vero artista. Un uomo, il Cigala, che coniuga la conoscenza teorica al risvolto pratico, anche nel soffio del quotidiano; che sa utilizzare  la sua tecnica, mai ridondante, per regalare e regalarsi emozioni, cogliendo quelle variegate impressioni che la realtà sa offrire alla vena creativa di un attento, puntuale osservatore”.

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