Gentile Direttore,
Desenzano del Garda deve certamente la sua modernità e la propria identità al Turismo. Un’economia sviluppata, un indotto positivo. Un luogo dove la qualità della vita non è certamente inferiore ad altre località europee. Ma è soprattutto una città di 28.000 abitanti, che esprime le normali esigenze di famiglie, giovani, lavoratori, uomini e donne della terza età. Che esige un welfare per i desenzanesi adeguato ai tempi, alle necessità e alle urgenze della condizione della modernità. Credo che negli ultimi anni qualcosa si sia però “inceppato”. Desenzano mi pare sia in ritardo su molti temi, che riguardano il welfare municipale.

Signor Direttore,
mancano ormai poco più di due settimane alle votazioni comunali dell’ 11 giugno: i candidati sono ormai noti ( Zanotti, Volpi, Novellini, Finadri); le liste elettorali completate ; seppur velatamente sorte minacce di querela da parte di alcuno; si sta, come tradizione, scatenando  la campagna elettorale.  Manca solo una mente, una “smart-start-up”, possibilmente capace di manovrare gli algoritmi, che metta in atto delle scommesse, assegnando quotazioni ai vari candidati in modo da invogliare i giocatori  incalliti a scommettere e perdere o moltiplicare le poste giocate.

Signor Direttore,
Ho sempre affermato che l’Amministrazione scadente (participio presente del verbo scadere) è, come giusto che sia, quella sottoposta ad una minuziosa verifica del suo operato passato, soprattutto se il suo leader  cerca il bis; mentre gli altri candidati suoi avversari possono sbizzarrirsi nel presentare  i loro  programmi futuri, promettendo magari ...  la luna, senza che nessuno abbia a priori la possibilità matematica di smentirli  e magari anche all’oscuro delle possibilità finanziarie che avranno a disposizione una volta eletti.  Ho già scritto che, tra le altre, l’operazione AqA  non era stata digerita dai Castiglionesi, mentre era stata presentata come una operazione brillante, perché entrare in una compagine anche molto più grande e contare solamente il 2 %, vuol dire contare nulla.

Sig. Direttore,
Quando da vecchia ripenserò agli anni del liceo, un’immagine ben precisa riaffiorerà alla mente: quella di me che aspetto alla fermata di via Foro Boario il pullman regolarmente in ritardo.
E in seguito a questa visione, dalla trama malinconica, non potrò che provare rabbia e amarezza, per una
società che ho finanziato con il mio abbonamento per ben cinque anni, ma che si è dimostrata essere
indecente. So che queste sono affermazioni forti, ma voglio far capire il disappunto, verso quel pullmino
blu, di quelli che come me prendono ogni giorno l’APAM, per andare a scuola o a lavoro o anche solo a fare
la spesa.

Sig. Direttore,
C’è un fabbricato in piazza Dallò che dai Castiglionesi in sù con gli anni viene identificato come “ex casa del fascio” e dai giovani come “circolo A.R.C.I.”  Che la piazza con i suoi edifici già esistesse ai tempi di Francesco Gonzaga (fratello di san Luigi) è fuor di dubbio, perché la statua di Donna Domenica Calubini da lui fatta erigere in memoria della fanciulla che preferì farsi uccidere che cedere  alla violenza di un soldato, è datata 1605 (quod maluerit mori quam foedari). Nata come piazza Colonna, nell’arco dei tempi assunse dapprima il nome di Umberto I° indi di Ettore Muti (periodo repubblichino) e definitivamente Ugo Dallò. Il fabbricato in oggetto, diventato di proprietà statale  ai primi anni del 1930, indi ristrutturato, venne adibito al 1° piano a sede del fascio castiglionese ed a piano terra a sede dell’ O.N.D.

Signor Direttore,

Oogni giorno che passa i nostri parlamentari, attraverso la televisione e la stampa fanno grande uso del termine “populismo”. Termine usato da tutti i partiti dalla estrema destra fino alla sinistra più radicale. Eravamo convinti che il termine populista significasse ispirazione popolare e umanitaria. Facesse riferimento ai popoli che lottano per liberarsi dagli squilibri sociali. Cioè dalla miseria e dalla soggezione dei più potenti.  Ora invece i politici usano questo aggettivo per interessi di bandiera, senza tener conto della sua applicazione messa in atto nel dopo guerra e che sotto intendiamo dimostrare. Dopo aver concordato e approvato la Carta Costituzionale, alle elezioni politiche del 1948 parteciparono sette partiti. Nonostante lo scontro politico si trovarono d’accordo per ricostruire l’Italia. Si accordarono sull’orario di lavoro; sui salari; sull’assistenza e assicurazione del personale; sulle ferie; sul “lodo De Gaspari”; sulla terra a chi la lavora e tante altre iniziative. Il parlamento era rappresentato da 73 contadini ancora coi calli nelle mani. Altri 158 erano i prestatori d’opera, sempre lavoratori del braccio.

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