Egregio Direttore,
Dopo quanto accaduto una settimana fa a Solferino, mi sento in dovere di scrivere questa lettera per due motivi.
Il primo, il più importante, è per ringraziare di cuore tutti coloro che mi hanno espresso vicinanza in questo momento. Un universo di bellezza e di solidarietà che ancora, come un tempo, è partito da Solferino, con tanti giovani, tante donne, tanti uomini, per arrivare a Castiglione e raggiungere poi altre località vicine e lontane, dove un gran numero di persone, saputo l’accaduto, ha voluto manifestarmi affetto e partecipazione.

Sig. Direttore, il cane mi guarda e intuisce subito che io ho paura! L’essere umano attribuisce al cane una facoltà che non ha perché non possiede la coscienza. E’ nella famiglia del fobico che bisogna indagare. Lo scienziato russo Pavlov alla fine dell’Ottocento fece grandi scoperte sul cervello dei cani; in particolare, mise in prima linea il riflesso condizionato del cervello del cane. Il cane ama l’uomo perché ripete i gesti! La ragione e la coscienza appartengono all’uomo. Non al cane.

Egregio Direttore,
prendo spunto  dalla lettera della famiglia Cerini per alcune precisazioni sulla nascita dell’idea della Croce Rossa. La pubblicazione, nel 2001, della prima edizione in lingua italiana delle “Memorie”, ricavate dai quaderni di Dunant ritrovati alcuni anni dopo la sua morte, ha fornito nuovi elementi che documentano in maniera incontrovertibile le sue vicende durante i tragici giorni che seguirono la battaglia del 24 giugno 1859.

In queste giornate palazzo Acerbi, una parte di piazza Mazzini, è oggetto di interesse e dibattito pubblico! Qualcheduno si chiede giustamente quali sono le parti di tutela del palazzo Acerbi in base alla legge 1.6.1939, n. 1089. Le parti perimetrali oggetto di vincolo sono la facciata, con spazio antistante, i lati e l’area retrostante l’edificio. La Torre Civica proviene da un Torrazzo del palazzo Gonzaga-Acerbi, ristrutturata attraverso i secoli. Come si sa, ogni modifica viola la legge 1.6.1939, n. 1089. Il custode della legge è il sindaco pro tempore di Castel Goffredo.

Egregio Direttore,
ci permetta innanzitutto una breve presentazione. Apparteniamo alla famiglia Cerini, originaria di Solferino. I nonni e il papà risiedevano in via Del Palazzetto dal 1910. Nostro padre Francesco Cerini, come le sorelle più anziane, all’età di 12 anni ha cercato lavoro a Desenzano, nel settore della ristorazione battelli. La nostra famiglia nel dopo guerra ha continuato l’attività turistico alberghiera a Desenzano. Da sempre siamo fieri di far sapere agli ospiti che le nostre origini sono di Solferino. E tutti i clienti conoscono il nome di Solferino.

Signor direttore,
mi riferisco ad una lettera recentemente pubblicata dal titolo “La balconata di Solferino” a firma Roberto Fadenti sul cui contenuto concordo salvo una sola eccezione.
E mi spiego: in una splendida mattinata che lo scorso settembre ci ha regalato, con alcuni amici, come me amanti di storia, abbiamo percorso, sulla scorta del libro del Marocchi (Il racconto della seconda guerra d’ Indipendenza) i campi di battaglia del 1859: da San Martino alla Scoperta, da Finil Vecchio a Cascina Ponticello, da cascina Pioppa a cascina Civetta, e poi guadando (si fa per dire) il Redone su verso Monte Lungo, giù verso Ca’ Morino, per finire a Medole ed oltre Carpenedolo.

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