ACQUAFREDDA: I 100 DI NARSETE CERESA E LA SUA STORIA

17 Luglio 2017
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Domenica 16 luglio, nell’abitazione milanese, Narsete Ceresa ha festeggiato il secolo di vita con la moglie Irene, i figli Emanuela e Angelo, nipoti ed amici. Da Acquafredda, dove Narsete è nato e vissuto per buona parte della vita, è arrivata una piccola delegazione dei parenti Piva (Elio e Benedetta) con lettera di felicitazioni del sindaco Maurizio Donini e gagliardetto dello stemma comunale. Sicuramente nella gran festa saranno stati rivissuti i ricordi della guerra, della grande battaglia di El Alamein del novembre ‘42, della prigionia in mano inglese prima in Sudafrica poi in Inghilterra, del ritorno in Patria a riabbracciare, dopo nove anni, i genitori e 4 fratelli/sorelle.

A metà degli anni ’50 anche Acquafredda ha conosciuto lo spopolamento; Narsete e la famiglia han preso la via di Milano tenendo però stretti legami con il paesello. Così si è saputo che, accompagnato dalla figlia Emanuela, Narsete Ceresa – già ultra ottantenne- ha voluto ritornare su quel tragico campo di battaglia e nei luoghi di prigionia. Quando Narsete e la figlia sono tornati dopo 40 anni sul luogo di prigionia in Sudafrica sono andati in un "circolo" che i nostri prigionieri erano soliti frequentare e -con massima sorpresa- hanno trovato nel locale la figlia della "banconiera" del 1942... Presentatosi come italiano proveniente da Brescia la donna ha detto che avrebbe chiamato mamma perchè lei aveva un "ricordo" ancora in sospeso... L'anziana ex banconiera si è presentata con un minuscolo fagottino: lo aveva avuto da un prigioniero di Carpenedolo (ora il "nostro" non ricorda più il nome) con l'impegno - se fosse morto - di farlo avere alla sua famiglia: il fagottino conteneva una manciata di terra sudafricana come ricordo... Narsete al ritorno si è fatto accompagnare dai carabinieri di Carpenedolo a casa del commilitone consegnando il tutto... Però le due donne cui è stato consegnato (forse moglie e figlia del prigioniero) non hanno fatto l'accoglienza sperata e al "nostro" è rimasto un grande cruccio... Sicuramente una festa coi fiocchi, potendo raccontare i molteplici “casi della vita” ancora in salute e totale autonomia.

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