Riconosciuti colpevoli di solo uno dei capi d'imputazione, precisamente quello relativo alla somministrazione di farmaci imperfetti, le tre dottoresse ed il loro collega, condannati dal Tribunale di Torino a due anni di reclusione, per il caso ''Stamina'' hanno annunciato, per mezzo dei loro legali, il ricorso in Appello.

Sarebbe la mancata precedenza di un automobilita che si è immesso nella circolazione da un vialetto secondario, ad aver provocato l'incidente che ha causato il ferimento grave di un motociclista di quarantadue anni. Il centauro infatti non è riuscito ad evitare l'ostacolo che gli ha sbarrato improvvisamente la strada.

Diciassette persone coinvolte, tredici ferite, tra le quali cinque bambini. Per fortuna nessuno è grave. Questo in estrema sintesi, l'esito di un grosso incidente avvenuto domenica, in territorio di Mazzano, lungo la provinciale 45Bis. Già teatro di numerosi sinistri, alcuni anche mortali, l'arteria è rimasta paralizzata ancora una volta, dopo che i sei veicoli si sono scontrati, per cause ancora al vaglio delle forze dell'ordine.

Due anni di reclusione, la Corte di Torino ha però concesso la sospensione della pena, è la condanna inflitta alle dottoresse ed al loro collega, finite a processo per il caso noto come ''Stamina'', cura alternativa che avevano intrapreso al Civile di Brescia. L'accusa della quale sono state ritenute colpevoli, è ''somministrazione di farmaci imperfetti''. Assolti tutti invece da quella di associazione per delinquere, truffa ed abuso d'ufficio.

Un anno e nove mesi di reclusione, per il reato di ''violenza sessuale su minore'' è la sentenza emessa dal giudice del Tribunale di Brescia, nei confronti di un uomo di settantadue anni. Durante un pomeriggio di settembre 2016, all'interno di un centro commerciale di Palazzolo, aveva seguito una ragazzina di undici anni, che si era separata dalla madre per andare in bagno.

Analizzando la contabilità relativa al periodo che va dal 2011 al 2013, i finanzieri di Brescia hanno scoperto una frode fiscale, commessa dai responsabili di una società di capitali bresciana. Grazie all'utilizzo di fatture, emesse da diverse società operanti nel territorio bresciano, differenti dalle reali venditrici di merce, hanno realizzato una frode fiscale per un importo di oltre undici milioni di euro, evitando così di pagare due milioni e quattrocentomila euro di Iva. Il legale rappresentante, cinquantacinque anni, di Concesio, è stato denunciato.

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