UN MIRABILE VAN GOGH. TRA IL GRANO E IL CIELO DELLA VICENZA PALLADIANA

16 Ottobre 2017
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A Vicenza la mostra fino al 8 aprile 2018

Presso la Basilica palladiana di Vicenza Marco Golden ha allestito una splendida mostra esponendo più di 120 opere tra dipinti e disegni di Vincent Van Gogh ( 1853-1890) che intendono tratteggiare l’intera vita del suo autore. Le opere provengono dal fondamentale scrigno vangoghiano che è il Kroller- Muller Museum d’Olanda. La rassegna si ripromette di ricostruire con precisione l’intera vicenda biografica e la novità consiste anche nell’allestimento di due sale atte alla proiezione di film documentari sulla vita di Van Gogh.

Nella prima si ripercorrono i luoghi della sua infanzia in  Olanda, la seconda documenta il suo tormentato esilio in Francia, dove ha realizzato le sue opere più significative esposte nei più importanti musei di tutto il mondo. Inoltre, per rendere più viva la sua presenza, sono state raccolte un centinaio di lettere, tradotte e raccolte in un libro che fanno da guida alla mostra di Vicenza. Incominciando dal 1880 si delinea una vera e propria via crucis nel dolore e nella disperazione del vivere. E’ come entrare nel laboratorio dell’anima di Van Gogh, in quel luogo segreto, solo a lui noto, nel quale si sono formate le sue immagini. Spesso nella condivisione dei temi in primo luogo con Jean-Fracois Millet e poi con gli artisti della così detta “Scuola dell’Aia” una sorta di versione olandese della Scuola di Barbison. E in questo laboratorio ci si addentra con rispetto e con circospezione, facendosi aiutare dalle suggestive e fondamentali  lettere che Vincent inviava, come un vero e proprio diario del cuore straziato in modo particolare al fratello Theo, ma non solo. Le lettere costituiscono quindi, giorno dopo giorno, come fogli di un diario, il filo conduttore della mostra , perché attraverso le parole si può penetrare fino in fondo nel mistero struggente di una vita sempre sul limite. Dalle prime lettere legate all’attività artistica del settembre 1880 quando compaiono i disegni inaugurali, fino a quella conclusiva, trovata in tasca quando si spara un colpo di rivoltella alla fine di luglio di dieci anni dopo a Auvers-sur-Oise. Negli ultimi scritti affermava: “Anch’io mi sento talvolta molto debole, quando lavoro sulle dune o altrove non ho da mangiare a sazietà. Mi trovo in vergognosi stenti, le mie scarpe sono tutte rattoppate e usate all’estremo: tutto ciò e altre piccole miserie mi procurano sofferenze e molte rughe. Infine tutto questo sarebbe nulla, Theo, se potessi aggrapparmi che in seguito andrà tutto bene  solo se trovo la forza di perseverare”. Con questa originale mostra Vicenza ha l’intenzione di  diventare sempre più la città della cultura, del turismo e dell’arte.

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